Lorenzo Baglioni verso Sanremo Giovani, l’intervista di Supereva

Abbiamo fatto due chiacchiere con Lorenzo Baglioni - tra i finalisti di Sanremo Giovani – per farci spiegare quanto sia sexy il congiuntivo

Lorenzo Baglioni è fra i finalisti delle Nuove Proposte del Festival di Sanremo. La commissione guidata dal direttore artistico Claudio Baglioni, ha selezionato “Il congiuntivo”, brano ideato e scritto dall’artista insieme al fratello.

Il prossimo 15 dicembre, i 16 cantanti affronteranno “Sarà Sanremo”. Nel corso del programma, trasmesso in diretta da Villa Ormond alle 21.15 su RaiUno, verranno annunciati i 6 artisti che parteciperanno al Festival.

Classe 1986, Lorenzo Baglioni è originario di Grosseto ed è molto conosciuto in Toscana e oggi – grazie ai social – anche in tutta Italia. Prima ancora di essere un cantautore è un matematico, nonché un grande appassionato di numeri. La sua carriera è iniziata quasi per caso – come ci ha raccontato lui stesso – e da allora Baglioni si è diviso fra teatro, cinema, musica e la cattedra di insegnante.

Lorenzo Baglioni

Noi di Supereva lo abbiamo raggiunto per farci raccontare quanto il congiuntivo SIA sexy e importante per le relazioni.

Allora Lorenzo, “Sarà Sanremo”?

Speriamo, ce la metterò tutta. Proverò soprattutto a divertirmi, del resto quando si ha un pezzo con dentro una quota d’ironia – come in questo caso – bisogna cercare di divertirsi per primi sul palco, sennò il messaggio non arriva nel modo giusto. Ovviamente c’è anche l’ansia di partecipare ad un evento così importante, devo cercare di calibrare bene i due aspetti.

Mi racconti – a modo tuo – il brano che porti a Sanremo?

Si chiama “Il congiuntivo” e già il titolo fa capire che si tratta di qualcosa di un po’ diverso dai brani canonici sanremesi. È una canzona autobiografica: non voglio mettermi dalla parte di chi vuole insegnare il congiuntivo, io sono il primo che vorrebbe imparare a usarlo bene perché ho scoperto quanto questo benedetto congiuntivo sia sexy nelle relazioni. Quando mi sono accorto di questo aspetto ho detto: “Devo cercare di impararlo nel modo migliore” e visto che avevamo un format in cui cercavamo di spiegare alcuni concetti didattici con le canzoni e con la comicità, ho detto a mio fratello (che è il co-autore del pezzo): “Perché non proviamo a raccontare anche questo benedetto congiuntivo?”. E ci abbiamo provato.

Il tuo percorso è totalmente fuori dagli schemi: potremmo dire che sei un matematico che canta recitando. Come ci si sente ad approcciare il palco di Sanremo da “professore di matematica”?

Questo tipo di percorso mi piace e spero continui, le sfaccettature di cose che sono riuscito a fare fino ad oggi vorrei continuare a farle perché ogni linguaggio – che sia il cinema, il teatro o la musica – ti permette di esprimere cose diverse a persone diverse. Approcciare Sanremo in questa maniera ha i pro e i contro: sono un pochino più tranquillo rispetto a chi fa soltanto il cantante, perché ho tanti progetti diversi ai quali sto lavorando. Dall’altra parte – poi – c’è chi è più dentro a questo mondo e da questo può trarre beneficio. Le canzoni in gara sono tutte belle, sono state selezionate tra più di 700 ed è difficile che sia arrivata fin qui una canzone non valida. La nostra chiave è che facciamo qualcosa di molto particolare, qualora volessero scommettere su un pezzo non convenzionale.

Volevo proprio arrivare al tema della curiosità. Sanremo è il tempio della musica italiana, però è anche quello dove – anno dopo anno – vengono riproposti i tipici “prodotti sanremesi”, ovvero canzoni con tematiche simili e con lo stesso schema metrico. Tu invece stai arrivando con qualcosa di “disruptive”, fuori dagli schemi di Sanremo.

Esatto. E questo può avere una doppia valenza: ci può giocare a favore o contro. La novità può incuriosire, come dicevi te, oppure ci può essere anche chi preferisce la classica canzone sanremese, melodica e con quelle tematiche lì. Sono consapevole di quello che vado a proporre, so di avere una canzone particolare e me la giocherò al meglio.

Uscendo un attimo dal terreno di Sanremo, quale pensi possa essere il target discografico di un prodotto come il tuo?

Questo pezzo non è stato scritto per Sanremo, ma per un disco di canzoni didattiche a cui stiamo lavorando da un po’ di tempo con Sony. Il tipo di pubblico credo sia abbastanza trasversale, lo vedo anche dai dati che Facebook mette a disposizione su chi guarda i tuoi video: ci sono sia i ragazzi che studiano questi argomenti a scuola e si divertono poi a condividerli tra loro, ci sono gli insegnanti che poi le mostrano in classe…

Comunque parliamo sempre di un target scolastico, oppure secondo te c’è anche un mercato radiofonico?

Mah, non sono un esperto e quindi non mi sentirei di dire se può essere o meno un prodotto radiofonico. Certamente speriamo possa esserlo: perché non avere una canzone sulla perifrastica passiva tra un pezzo di Mengoni e uno di Alessandra Amoroso? Sarebbe una cosa meravigliosa (ride). Comunque – a parte gli scherzi – siamo abituati a dare al pubblico un po’ sempre le stesse cose, forse anche per paura. La prima volta che abbiamo fatto una canzone di questo genere era un esperimento che mi fatto capire che il pubblico c’è; delle volte tendiamo a sottostimarlo, ma c’è un pubblico che ha voglia di cose nuove e diverse.

Con i tuoi video sei diventato virale: quanto pensi che i social abbiano influito sul tuo successo?

Non tanto nel raggiungimento di “Sarà Sanremo”, dato che è tutto un processo interno di cui il pubblico non sapeva praticamente nulla. Diciamo che potrebbe influire – spero – sul televoto, poiché la canzone in rete è andata alla grande: tra Facebook e Youtube ha fatto quasi 5 milioni di visualizzazioni. Sono molto legato ai social per tutto il percorso che ho fatto, soprattutto hanno fatto in modo che io potessi presentare alla gente questo tipo di format.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti