Mancini: "Balotelli è un caz... Ha buttato via anni"

L'ex tecnico dell'Inter non si risparmia, quando si parla di Mario Balotelli e dell'ex club

Fonte: Getty Images

Roberto Mancini, nel corso dell’evento organizzato dall’Associazione Ares Luiss e dall’Università LUISS Guido Carli di Roma, ha risposto senza filtri in merito al rapporto di amore e odio con Mario Balotelli. Da ex tecnico dell’Inter lo ha scoperto, per primo ha creduto nelle sue potenzialità, consentendogli un debutto in prima squadra ad appena 17 anni. Mancini è stato poi l’allenatore che ha fornito a Mario quella seconda chance, quando il suo rendimento e, di conseguenza le qualità tecniche del giocatore, furono messe in discussione.

Mario è un cazzone – ha dichiarato Mancio -. Ha l’età di mio figlio, l’ho fatto debuttare in Serie A quando era giovanissimo. È un ragazzo straordinario, bravissimo, giovane e quindi come tutti i giovani alcune volte fa delle sciocchezze. Ma i giovani non sarebbero giovani se non fanno stupidate, non esistono quelli che non sbagliano mai. Mario come giocatore è fantastico, ha buttato via un po’ di anni. Un giocatore dopo che arriva a una certa età cambia, spero che questa esperienza in Francia che è iniziata benissimo possa veramente riportarlo ai livelli di qualche anno fa e quindi in nazionale. Ha delle qualità incredibili, e per chi non lo conosce è veramente un bravissimo ragazzo. Un ragazzo di cuore, spero possa sempre migliorare”.

Per quanto riguarda Suning e l’Inter, quanto è importante una società che sia vicina alla squadra, anche dal punto di vista logistico? Questi dirigenti sono nell’altra parte del mondo, la società è rappresentata da stranieri che non sono molto esperti di calcio italiano. Quanto è importante la figura di un allenatore che si al centro del progetto, che sia un appunto di riferimento proprio a livello di immagine? “Io ho lavorato in Inghilterra dove il presidente praticamente non esiste e dove non c’è nessuno. È chiaro che l’Inghilterra ha una mentalità diversa rispetto a quella italiana. In Italia la squadra ha bisogno di sentire la presenza della società, sempre vicina in tutti i momenti. Quindi è chiaro che diventa fondamentale, a volte è difficile andare d’accordo fra italiani. Essere un cinese, un indonesiano, un italiano e un inglese è un po’ più complicato. Loro non capiscono quello di cui ha bisogno realmente la squadra, quindi un po’ di difficoltà ci possono essere. È chiaro che in un’azienda il risultato arriva a lungo termine, nel calcio il risultato è a breve termine. Ogni tre giorni vieni criticato, osannato, quindi questa è un po’ la difficoltà degli allenatori e sicuramente ci vuole una società sempre pronta a intervenire ad aiutare e supportare gli allenatori e i giocatori. Credo che questo sia importante”.

Durante l’incontro non è mancato un intervento sull’addio da questa nuova società, priva della guida della famiglia Moratti: “Il mio divorzio dall’Inter è stato consensuale. Abbiamo provato ad andare avanti per tutta la preparazione però purtroppo non c’erano più le condizioni per andare avanti in quel momento lì. È stata una cosa consensuale, non c’è stato nessun esonero, nulla. Credo che in Inghilterra ci sia molto più rispetto per il ruolo, in Italia si va dietro a tante cose: radio, tv, carta stampata, dirigenti. A volte non sanno neanche quello che effettivamente dicono, perché nessuno può sapere quello che può accadere in uno spogliatoio e quello che ci può essere tra manager e giocatori. Questo in Italia non cambierà mai, ci piace far polemica sempre, siamo fatti così, ci piace questo. Altrimenti i giornali cosa fanno? Già fanno fatica a venderli. Serve un po’ più di calma. Anche in percentuale nella storia del calcio, gli allenatori esonerati vengono sostituiti da altri che poi fanno peggio. L’allenatore precedente conosce, non ha bisogno del tempo che serve al tecnico nuovo: magari il campionato, i giocatori. Anche per questo credo che le società debbano essere un po’ più chiare nel valutare i risultati (negativi e positivi) prima di esonerare un allenatore”.

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