Mattarella, essere comunità forza Paese. Partiti condividano valori

Capo Stato ribadisce, senza regole elettorali niente elezioni

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Roma, 31 dic. (askanews) – L’Italia ha un senso diffuso di comunità, che “costituisce la forza principale” del nostro Paese. Ma perché questo continui ad essere, anzi si sviluppi sempre di più, è necessario “far crescere la coesione” nella società, ricomponendo le fratture esistenti. Essere “comunità di vita”, senza avere “cittadini di serie B”, significa condividere alcuni valori fondamentali, che in particolare chi rappresenta il popolo (i partiti) deve praticarli e testimoniarli. Senza uno “sviluppo della coscienza civica e senza una rinnovata etica dei doveri non vi sarà rafforzamento della nostra società”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è rivolto per la seconda volta agli italiani con il messaggio di fine anno. Questa volta non dal suo studio, seduto alla scrivania ma dal Belvedere inferiore del Torrino, seduto su di una poltrona in un ambiente semplice, sobrio senza avere intorno foto particolari e testi della Costituzione. Ad ‘accompagnare’ invece in video il capo dello Stato – che ha parlato per circa 16 minuti, meno dello scorso anno – una tegola dipinta di Norcia, donatagli dagli alunni dell’isituto scolastico De Gasperi-Battaglia della cittadina umbra (poggiata su di un mobile alle sue spalle) e un quadretto con soggetto legato sempre al terremoto (posto su di un basso tavolo di fronte a lui e dal quale ha letto, a fine intervento, la dedica scritta dai bambini), offertogli dagli alunni della Scuola d’infanzia di Acquasanta Terme.

L’obiettivo del presidente è apparso molto chiaro, sia per il luogo da dove ha parlato e per gli oggetti messi in mostra, sia per il contenuto del messaggio: essere vicino all’Italia, ai suoi cittadini, a chi è in difficoltà, a chi ha vissuto eventi drammatici come il terremoto e gli attentati terroristici, richiamando la politica a dare l’esempio di rappresentanza della comunità nazionale. Mettendo da parte quell’odio, quella violenza verbale che ormai caratterizza la dialettica fra i partiti e che intossica la società. Una società rissosa, divisa e “in preda al risentimento smarrisce il senso di comune appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza”.

Un discorso rivolto soprattutto agli italiani – e che segue per altro l’atteggiamento di attenzione e vicinanza avuto dal presidente verso i suoi connazionali sin dalla sua salita al Colle – e meno al mondo politico, se non per richiamarlo ai doveri nei confronti della società. Il riferimento di attualità politica è arrivato alla fine del discorso. Mattarella ha colto l’occasione per ribadire la sua posizione su legge elettorale e elezioni, ripetendo ancora una volta che senza regole elettorali omogenee per Senato e Camera non potrà sciogliere il Parlamento.
Ma i termini usati sono stati meno politici di quelli per esempio utilizzati nel messaggio di auguri alle alte cariche e più diretti, evidentemente comprensibili da chiunque: ha detto che le elezioni anticipate sono una “scelta molto seria” e che senza nuove regole andare al voto sarebbe irrispettoso per gli italiani e porterebbe rischi di ingovernabilità.

Mattarella, ribadendo più volte il concetto di comunità, ha sottolineato i problemi che sono alla base di quelle “fratture” esistenti nel Paese. Il “problema numero uno è il lavoro”, ha detto accennando poi alla divisione tra Nord e Sud, tra le città e le periferie, tra lavoro maschile e femminile. E’ necessario ristabilire “il circuito di fiducia”, ha spiegato, chiedendo che “con fermezza” vengano contrastate la corruzione e l’evasione consapevole degli obblighi fiscali e contributivi.

Un capitolo particolare lo ha dedicato ai giovani che spesso si trovano con lavori precari e a volte sottopagati. A quelli che si recano all’estero Mattarella ha detto che “spesso questa è una opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l’Italia” è una patologia, questa, a “cui bisogna porre rimedio”. In ogni caso, è sembrato dire al ministro del Lavoro Poletti le cui dichiarazioni nei giorni scorsi hanno sollevato polemiche, i giovani che decidono di andare a lavorare all’estero “meritano sempre rispetto e sostegno”.

Mattarella ha chiuso il suo intervento leggendo la dedica sul quadretto regalatogli dai bambini di Acquasanta: “La solidarietà diventa realtà quando si uniscono le forze per la realizzazione di un sogno comune”. Un messaggio per tutti.

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