Ministero choc: antidoping a quattro ciclisti 12enni

La vicenda surreale è avvenuta dopo una gara in provincia di Varese.

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Fonte: Getty Images

Che il doping vada estirpato dal mondo dello sport, è un obiettivo comune, che mette d'accordo grandi e piccini. Ma questa volta sorge perlomeno il dubbio che si sia davvero esagerato.

È vero che in passato il ciclismo è stato spesso investito da scandali sul doping – qualche volta pure calcando un po' troppo la mano contro il ciclismo in generale -, è anche vero che è fresca fresca la bufera sul doping di una parte degli atleti russi che avrebbero anche preso parte alle Olimpiadi di Rio 2016, ma quello che è successo a Tradate, cittadina di 19mila anime in provincia di Varese, è a dir poco incredibile: al termine di una gara della categoria Giovanissimi (categoria che comprende bambini tra i 7 e i 12 anni di età, a loro volta divisi in sotto-categorie), i primi quattro classificati della gara in linea della G6, la sotto-categoria riservata ai nati nel 2004, quindi 12enni, sono stati sottoposti a un controllo anti-doping a sorpresa.

Al traguardo è infatti apparso un medico mandato direttamente dal Ministero della Salute che non ha voluto sentire ragioni e ha effettuato il controllo lasciando di stucco le famiglie dei giovani corridori, l'organizzazione e persino il dottor Carlo Guardascione, presidente dell'Associazione medico sportiva dilettantistica varesina, che è intervenuto duramente sulla vicenda, come riportato da Repubblica.

"In 30 anni di carriera nel mondo del ciclismo non l'avevo mai visto accadere, anche perché secondo il regolamento della Federazione ciclistica italiana si inizia a parlare di agonismo, per cui sono previsti i controlli, dalla categoria Esordienti, quindi dai 13 anni in su. Evidentemente la Commissione di vigilanza sul doping, che ha richiesto il controllo, prevede analisi anche sui più piccoli. Ne prendo atto, ma è sicuramente una misura inusuale, benché non illegale. Mi sembra una distorsione di risorse, non riesco a comprendere la ratio di una simile decisione", ha spiegato.

Per procedere con il controllo anti-doping è stato anche necessario trovare una logistica in fretta e furia: "Durante le gare agonistiche c'è sempre un locale adibito ad eventuali controlli di questo tipo, che poi avvengano realmente oppure no. A Tradate ovviamente non era stato previsto nulla del genere e quindi ci si è arrangiati con una tenda che era stata montata sul posto dai volontari della Protezione civile. Per fortuna c'era quella, altrimenti gli atleti sarebbero dovuti andare in un bar o in una casa privata. È chiaro che il tutto ha generato un certo scompiglio, anche se non imputabile al medico che ha effettuato i controlli. Lui ha solo fatto il suo lavoro", ha concluso Guardascione.

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