Moda e benessere: le barbe lunghe sono salutari?

Uno studio scientifico svolto in America ha cercato di chiarire se le barbe lunghe siano o no salutari. Ne sono emersi risultati molto differenti tra loro

Fonte: Pixabay

Molti critici hanno dichiarato come le barbe lunghe siano portatrici di irritazioni e siano anche dei possibili veicoli di parassiti. Un recente studio scientifico svolto in un ospedale americano ha tentato di chiarire la situazione. L’esperimento è stato condotto procurandosi dei campioni del viso da circa quattrocento lavoratori dell’ospedale, con e senza barba. Perché proprio in un ospedale? La scelta non è casuale. Infatti, le infezioni acquisite negli stessi ospedali sono spesso causa di complicazioni e morti.

I risultati, con grande sorpresa dei ricercatori, hanno mostrato che il personale dell’ospedale senza barba aveva sul viso qualcosa di più spiacevole rispetto al personale che invece portava la barba. Nel gruppo di uomini senza barba, infatti, è stata rilevata la presenza di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina. Di cosa si tratta? È un’infezione molto comune e problematica degli ambienti quali gli ospedali, poiché è resistente a molti dei nostri abituali antibiotici.

In base ai risultati, i ricercatori hanno ipotizzato che la rasatura frequente possa causare delle micro abrasioni sulla pelle, risultando l’ideale per eventuali colonizzazioni e proliferazioni da parte dei batteri. Un’altra ipotesi vede la barba come possibile difesa dalle infezioni. Un microbiologo dell’Università di Londra, il dottor Roberts, ha tentato di chiarire la faccenda esaminando campioni presi dalla barba di un gruppo casuale di uomini. Ne è risultato che più di cento tipi di batteri erano presenti ma, come ha precisato il dottore, ciò non vuol dire che provengano dalla pelle del viso.

La presenza di batteri nella barba è piuttosto normale e non rappresenta nulla di cui preoccuparsi. Dall’esame è inoltre scaturito che, in alcuni campioni delle barbe prelevati, qualcosa stava chiaramente uccidendo gli altri batteri. È possibile, in base a questo, che qualche microbo presente cerchi di abbattere gli altri batteri. Il dottor Roberts ha identificato questa specifica specie come una parte della Staphylococcus epidermidis e, dopo averne sperimentato gli effetti, l’ha considerata come un potenziale sostitutivo ai correnti antibiotici.

Come ha puntualizzato, infatti, non sono stati rilasciati nuovi antibiotici negli ultimi trent’anni e, ogni anno, le infezioni uccidono almeno settecentomila persone. Dalle scoperte avute in questo studio, si potrebbero ricavare potenziali informazioni utili alla ricerca scientifica per combattere i batteri.

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