A New York hanno aperto un'edicola di fake news

Un'edicola temporanea specializzata in fake news: è l'idea di un giornale che si è trasformata in realtà a New York per le elezioni di metà mandato

Come combattere le fake news? Rendendole protagoniste di un’edicola specializzata proprio nelle bufale.

Non si tratta di un progetto o di un’idea, bensì di un negozio che temporaneamente ha diffuso giornali con notizie false. È successo nel cuore di New York a Manhattan, Bryant Park. Un’edicola specializzata in disinformazione, realizzata da Columbia Journalism Review (in collaborazione con TBWA\Chiat\Day) con l’obiettivo di fare luce sulla problematica delle notizie false, argomento su cui si sta dibattendo a lungo e che sta cercando di debellare anche Facebook.

E il periodo per dare vita a questa idea non è stato scelto in maniera casuale infatti negli Stati Uniti si tengono le elezioni di metà mandato e l’obiettivo del progetto è quello di mostrare come le fake news abbiano peggiorato il dibattito e come non sia così semplice riconoscerle.

Sono state riprodotte alcune prime pagine, molto simili a quelle originali, ma che riportano bufale. Dalla notizia che Hilary Clinton avrebbe ordinato alla Cia di fornire uranio arricchito alla Russia, fino alla storia di un immigrato illegale che avrebbe votato non una, ma cinque volte,  per l’ex candidata alle presidenziali Usa. Tutte fake news, naturalmente, che sono state accompagnate da una guida per aiutare i lettori a capire qual è la verità e quale la finzione. E l’edicola (immortalata anche dal fotografo Michael Brochstein) ha funzionato proprio come in una giornata normale, proponendo però ai lettori notizie completamente false.

“La diffusione della disinformazione – spiega Kyle Pope editore del Columbia Journalism Review – è l’ultimo problema che abbiamo deciso di affrontare a testa alta e con un approccio non convenzionale. Abbiamo preso i titoli falsi e li abbiamo inseriti nel mondo reale, sulle copertine di pubblicazioni inventate che sembrano giornali e riviste che potresti in realtà leggere”.

Titoli ridicoli, vengono definiti dagli stessi organizzatori, come “Trump sostiene che l’America non avrebbe mai dato al Canada la sua indipendenza” o ancora “Il Texas ora riconosciuto come uno stato messicano”.

“Il fatto che la maggior parte delle persone ora ottenga le proprie notizie principalmente attraverso i social media – aggiunge – significa che troppo spesso i consumatori di news inseriscono notizie reali in qualsiasi altra cosa. Il nostro obiettivo è mostrare il costo di quella disattenzione, in termini del tipo di informazioni che stiamo consumando, del suo effetto sul giornalismo reale e persino del suo potenziale di violenza”.

Una provocazione, la definisce l’editore di CJR, ma che può servire per attirare l’attenzione sulle notizie reali.

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Foto di Michael Brochstein

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