Non solo gli animali, anche questi frutti rischiano l’estinzione

Ci sono alcuni tipi di frutti che, come può succedere alle specie animali, rischiano di scomparire.

12 Settembre 2021
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Quando si parla di estinzione, solitamente pensiamo a specie animali che rischiano di scomparire dai loro habitat. Eppure, oggi, anche alcuni tipi di frutti corrono il rischio non solo di non arrivare più sulle nostre tavole ma anche di non crescere più in natura. Sempre più introvabili ai giorni nostri, queste delizie erano abbondanti nei piatti dei nostri nonni che magari li raccoglievano tranquillamente in campagna.

In particolare, sono sempre più scarse le raccolte di mele cotogne, sbergie, aumincelle e sanimalati, prelibatezze divenute rare anche sui banchi del mercato e dal fruttivendolo di fiducia. A tal punto che i loro nomi suonano quasi strani o buffi, prova che la loro circolazione si fa via via più scarsa. E questo perché certi frutti della tradizione sono conosciuti con termini dialettali e modi di dire che ci riportano inevitabilmente ai ricordi d’infanzia.

È il caso, per esempio, delle cosiddette aumincelle ovvero mele gialle di piccole dimensioni con sfumature rosse perfette a inizio settembre. E ancora, cosa saranno mai i sanimalati? Si tratta di piccole pere che si sono guadagnate questo nomignolo perché si gustano al meglio quando sono ben mature e si colgono (o, meglio, coglievano) negli ultimi giorni d’estate.

Le sbergie, invece, sono una tipologia di pesca nettarina tipica della valle del Niceto lungo la costa siciliana. Sembra che la sua origine sia araba e che sia stata importata sul territorio dell’isola prima dell’anno mille diventando una delle colture più diffuse. Infine, c’è la mela cotogna che tra quelli citati è, forse, il frutto più noto caratterizzata dalla forma bitorzoluta e dalla buccia gialla.

La tutela dell’ambiente passa anche attraverso la salvaguardia dei suoi frutti che, insieme alla difesa delle specie animali che popolano ogni regione, deve diventare una priorità anche in vista delle generazioni future. Il rischio, altrimenti, è quello di avere tavole molto più povere.

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