Omicidio Poggi, indagato il ragazzo del Dna ritrovato su Chiara

Indagine bis della Procura di Pavia dopo la denuncia della difesa di Stasi

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Milano, 23 dic. (askanews) – Spunta un nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne uccisa il 13 agosto 2007 all’interno della sua villetta di Garlasco. E’ un ragazzo che, all’epoca dei fatti, faceva parte della cerchia di amicizie di Marco Poggi, fratello della vittima. La notizia, pubblicata oggi dal Corriere della Sera, viene confermata da fonti legali.

L’indagine bis della Procura di Pavia è scattata nei giorni scorsi, in seguito alla denuncia presentata dai familiari di Alberto Stasi, il bocconiano condannato a 16 anni in via definitiva per l’omicidio della sua fidanzata. Un’ingiustizia secondo il suo storico difensore, l’avvocato Fabio Giarda, che nei mesi scorsi ha incaricato una società privata di condurre indagini difensive alla ricerca di riscontri investigativi capaci di scagionare Stasi. E la svolta è arrivata dal dna: sotto le unghie di Chiara è infatti stato rintracciato materiale genetico diverso da quello di Stasi. Tracce di dna riconducibili a un altro giovane di Garlasco, un amico del fratello di Chiara che all’epoca dei fatti era appena maggiorenne e frequentava la villetta di Via Pascoli. Una svolta investigativa che ha spinto la madre di Stasi a presentare un esposto in Procura. Così i pm di Pavia hanno aperto un fascicolo di indagine e ad iscrivere il nome del giovane nel registro degli indagati. Ora toccherà agli uomini della polizia giudiziaria pavese condurre una serie di accertamenti alla ricerca di conferme sugli esiti delle indagini difensive.

“Abbiamo presentato all’autorità giudiziaria i risultati delle nostre indagini difensive, attendiamo di conoscere come saranno valutati dai magistrati”, afferma ad Askanews l’avvocato Giarda.
Polemico, invece, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, storico legale di parte civile della famiglia Poggi: “Non è una vittoria della difesa Stasi. Quando si presenta una denuncia in procura – sottolinea Tizzoni, interpellato da Askanews – l’autorità giudiziaria non puà far altro che avviare un’indagine e inscrivere eventuali responsabili. E’ un atto dovuto”.

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