"Chiamami col tuo nome" è la miglior sceneggiatura non originale

James Ivory vince l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, per “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino.

James Ivory vince l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, per “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino.

Luca Guadagnino ce l’ha fatta, e con lui l’Italia: il suo “Chiamami col tuo nome” ha conquistato l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Il riconoscimento va al regista, sceneggiatore e produttore statunitense James Ivory che, per l’adattamento del romanzo di André Aciman, vince così la sua prima statuetta. Una vittoria accolta con emozione, con riconoscimento. Ma non certo una vittoria inaspettata: candidato a quattro premi Oscar – oltre alla miglior sceneggiatura non originale, miglior film, miglior attore protagonista con Timothée Chalamet e miglior canzone originale con “Mistery of love” di Sufjan Stevens-, che il capolavoro di Guadagnino avrebbe portato a casa almeno un riconoscimento, per addetti a lavori e bookmaker era assai probabile.

«Ringrazio Luca Guadagnino per la sua sensibilità di regista», ha dichiarato Ivory ritirando la statuetta, la cui camicia riportava il volto di Timothée Chalamet. Ma è l’Italia tutta, a dirgli grazie. Grazie per aver riportato il Belpaese nell’olimpo del cinema. E per averlo fatto con un film riflessivo, intimo, struggente. Un film che all’azione preferisce l’emozione. Girato nel cremonese, “Chiamami col tuo nome”(in inglese “Call me by your name”) racconta l’estate del 1983; l’estate del giovane Elio, che cerca di combattere contro il suo amore per Oliver, studente americano del padre ospite della villa di famiglia. I due, inizialmente freddi e distaccati, si lasciano infine travolgere dal sentimento. «Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò con il mio», sussurra Oliver a Elio dopo aver fatto l’amore. Ed è da qui che il titolo deriva.

Agli Oscar, Luca Guadagnino c’è arrivato felice. Facendo il tifo per il suo film, per quella sua delicata storia d’amore. «Sono tranquillo, contento, stanco, felice di incontrare le tantissime persone che ho conosciuto in questa ultima annata per me incredibile. La cosa più sorprendente è stata la grande ondata emotiva che il film ha ricevuto, e le bellissime parole che mi hanno scritto a centinaia», dichiarava solo poche ora prima della cerimonia. Del resto, già agli Indipendent Spirit Awards il suo “Chiamami col tuo nome” aveva trionfato: per la fotografia, e per l’interpretazione di Timothée Chalamet. E, sebbene non sia arrivato l’Oscar per il miglior film, l’Italia non può che inchinarsi di fronte al suo talento. Alla sua raggiunta maturità artistica. Al suo coraggio.

Era dal 1999, con “La vita è bella”, che una pellicola italiana non veniva candidata come miglior film. E, questa volta, a fare il tifo per noi c’era persino Paul Thomas Anderson, considerato uno tra i più grandi registi del cinema statunitense. L’ha definito il miglior film dell’anno, “Chiamami col tuo nome”. E se lo dice lui c’è da crederci.

James Ivory vince per "Chiamami col tuo nome"

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