Il paradosso di Fermi e la nuova inquietante teoria sullo spazio

Dove sono gli alieni? Ecco una nuova teoria sullo spazio che cerca di rispondere al paradosso di Fermi

Quante volte abbiamo sentito parlare di esseri umani che hanno avuto “incontri ravvicinati del terzo tipo”?

Il titolo di uno dei più noti film di fantascienza ideato dalla mente geniale e al contempo creativa di Steven Spielberg rende perfettamente l’idea. Nell’immaginario collettivo gli alieni sono appunto “estranei” che provengono da altri pianeti. Il loro approccio nei confronti degli abitanti della terra può essere pacifico, proprio come accade nel film di Spielberg oppure può essere ostile.

Nonostante i numerosi film girati sull’argomento e i racconti di persone che affermano di aver visto o incontrato creature aliene, al momento non si ha certezza sulla concreta esistenza di questi esseri.

L’Universo raccoglie oltre duemila galassie e tra queste c’è anche la nostra. Se la terra è abitata da una civiltà, verrebbe spontaneo pensare che sia lo stesso anche per le altre, ma dove sono?

Ecco spiegato in poche righe il paradosso del fisico Enrico Fermi. Negli anni sono stati tanti gli scienziati che hanno cercato di fornire una risposta a questo dilemma sostenendo ad esempio che gli alieni sono in realtà sepolti sotto il ghiaccio o ancora che sono già esistiti, ma non abbiamo avuto modo di incontrarli.

A queste possibili spiegazioni ora se ne aggiunge un’altra, anch’essa singolare e proposta dal fisico russo Alexander Berezin della National Research University of Electronic Technology (MIET). Secondo lui, una civiltà intelligente e fortemente sviluppata, nel tentativo di espandersi sempre più, può arrivare a cancellare, quasi inavvertitamente, tutte le altre civiltà.

La proposta del fisico è stata pubblicata in bozza sulla rivista arXiv e in sostanza sottolinea come una civiltà evoluta, nella sua corsa sfrenata verso la conquista, non si accorga dell’esistenza di altre forme di vita. Secondo il russo Berenzin, è la nostra civiltà a ricoprire il ruolo di “distruttore di altri mondi” e proprio perché la civiltà umana potrebbe essere la prima a compiere viaggi interstellari, potrebbe essere anche l’ultima a scomparire. Si tratta di una “distruzione”, a detta del fisico, che potrebbe non essere voluta, ma piuttosto dettata dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Gli anni passano, ma il dilemma resta fermo tra le migliaia di galassie: dove sono le altre forme di vita?

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