Perché adesso c'è una certa euforia ai vertici del Pd

Pronti al voto dopo la Consulta?

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Roma, 25 gen. (askanews) – C’è una certa euforia ai vertici del Pd, perché come dice un autorevole dirigente “la sentenza della Corte rimette il coltello dalla parte del manico nelle mani di Matteo”. E’ vero che il pronunciamento della Consulta cancella il ballottaggio, uno dei capisaldi dell’Italicum, ma intanto bisognerà attendere le motivazioni per capire se è stato giudicato incostituzionale il meccanismo in sè o semplicemente il fatto che fosse previsto esclusivamente per una delle due Camere. Ma, soprattutto, i giudici costituzionali consegnano al Parlamento una legge immediatamente applicabile, come era ovvio, ma anche “abbastanza omogenea a quella del Senato”, perché a palazzo Madama c’è lo sbarramento all’8% a creare una sorta di premio implicito che, se si va oltre il 40%, diventa paragonabile a quello previsto a Montecitorio. Il perno attorno al quale ruota tutto, a questo punto, è la coalizione, perché a quel fatidico 40% bisogna provare ad arrivarci.

“Noi – spiega un parlamentare renzianissimo – non ci faremo prendere in giro. O in tre settimane esce un’intesa in Parlamento, oppure si vota con Italicum corretto e Consultellum.
Al Senato faremo la coalizione, che è prevista dalla legge elettorale. Alla Camera questa possibilità non c’è, ma è un problema che si supera facendo una lista-coalizione”. Un po come avveniva nei collegi maggioritari del Mattarellum, dove l’elettore trovava solo il simbolo della coalizione e non quello dei singoli partiti. O come successe nel 2006, quando Ds e Margherita si presentarono con i propri simboli al Senato ma uniti sotto il simbolo dell’Ulivo alla Camera. Gli interlocutori sono in parte già individuati: “Pisapia a sinistra, i centristi e Tosi sul fronte moderato”. In questo modo, Renzi punta a conquistare quel 40% che gli consentirebbe di incassare il premio a Montecitorio e, quasi certamente, anche una risicata maggioranza in Senato.

Soprattutto, questa è l’arma con la quale il leader Pd proverà a convincere Silvio Berlusconi a trattare sulla legge elettorale: “Per noi si parte dal Mattarellum”, dice uno dei fedelissimi. “Vediamo se fanno sul serio”. Si può ragionare su un Mattarellum corretto, 50% maggioritario e 50% proporzionale o su altre forme di premio di governabilità. Il punto, per Renzi, è che si deve salvaguardare un principio maggioritario, per evitare le larghe intese come unica soluzione.

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