Perchè il 10 febbraio è il "giorno del ricordo"?

Il 10 febbraio è diventato grazie alle istituzioni il "giorno del ricordo": ecco quando è stato stabilito, a cosa si riferisce e perché

Fonte: Wikipedia

Il 10 febbraio è anche conosciuto come il “giorno del ricordo“. Ogni anno in questa data si verifica un anniversario importante: vediamo perché è indicato con tale nome e a quale occasione è legato. Innanzitutto l’istituzione della giornata in questione è avvenuta con la legge 30 marzo 2004 n. 92 ed è in sostanza una solennità civile nazionale propriamente italiana che ha come scopo quello di rinnovare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

L’origine della data e le informazioni precarie

Il 10 febbraio, data in cui c’è stata, nel 1947, la ratifica dei trattati di pace a Parigi, si ricordano istituzionalmente i brutali eccidi perpetrati in Istria e Venezia-Giulia: tali accadimenti possono essere separati in linee cronologiche diverse, ossia gli infoibamenti che vanno contestualizzati nel settembre-ottobre del ’43 e poi successivamente le stragi riconducibili invece al ’45 e che in alcuni casi si sono protratte fino all’anno della stessa ratifica. Insomma un passo della storia a lungo ignorato o comunque rilegato ad una posizione secondaria rispetto agli avvenimenti della seconda guerra mondiale che sono molto più noti a tutti.

Purtroppo odiernamente non si sa il numero esatto di coloro che sono stati vittime di tali pratiche disumane, ma solitamente si tende a far rientrare la cifra tra le 5000 e le 12000 persone. Alla base di queste stragi sembrano esserci molte cause che si sono alimentate vicendevolmente: nelle zone in questione c’era da lungo tempo prima che accadessero questi riprovevoli fatti una sorta di dualità italo-slava sia sul piano etnico che linguistico; il mito della vittoria “mutilata” con la questione di fiume irrigidì la posizione di conflittualità.

Resistenza e vendetta

Insomma le origini delle foibe provengono da molto lontano e le conseguenze delle crepe sociali e culturali  diventano evidenti solo durante la guerra e con la contrapposizione fra fascismo e partigiani slavi e non solo: dopo l’armistizio del ’43  nascono le liste delle persone da eliminare che non comprendono solo esponenti della gerarchia militare nazista ma anche persone ritenute in vista.

Una strage che riprenderà più tardi con la furia vendicatrice dei soldati di Tito: essa si indirizzò anche verso elementi del clero locale che non avevano collaborato coi fascisti. Nelle foibe furono assassinate migliaia di persone e non solo di nazionalità italiana; si dimostrò essere la vendetta di un becero nazionalismo comunista contro borghesi che non si erano macchiati di colpe specifiche, spesso causando ciecamente delle vittime anche tra gli appartenenti alla resistenza italiana. Una tragedia che è stata a lungo nascosta ma che non deve mai essere dimenticata.

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