Perché le risate possono cambiare il mondo

Il potere della commedia è stato studiato da filosofi, antropologi e psicologi. Vediamo perchè ridere cambia il mondo e il nostro modo di comportarci

Fonte: flickr

Il potere della commedia ed il potere della risata. Quante volte ci hanno ripetuto che ridere cambia il mondo e muta il nostro modo di pensare e di agire? In particolare sembra esserci qualcosa di veramente speciale nel partecipare ad una commedia dal vivo: questa esperienza condivisa porta, infatti, con sé una curiosa alchimia. Un’alchimia che si raggiunge solo quando tante persone si uniscono in una risata. Si tratta di un’interconnessione tra gli attori e il pubblico, una comunione di intenti, un’intimità data dall’essere nello stesso luogo per la stessa ragione. Un momento in cui il linguaggio del corpo invia segnali straordinari. Gli uomini, accalcati in un cabaret o in un teatro, agiscono come degli antropologi improvvisati ed osservano il comportamento altrui in risposta ad una battuta o ad un racconto esilarante. È come se si chiedessero: “Posso ridere anche di questo? O è sconveniente?”

La commedia è molto più di un modo piacevole per passare una serata e l’umorismo è molto più di un modo per far divertire la gente. Entrambi si intrecciano profondamente nel tessuto della nostra esistenza quotidiana. Sia che si condivida una storia divertente al bar, che si faccia una battuta autoironica dopo aver ricevuto un complimento o che si racconti una barzelletta macabra ad un funerale, l’umorismo è ovunque. Ma a che cosa serve? La commedia, il semplice fatto di sorridere e ridere, possono cambiare il mondo, il modo in cui ci sentiamo, ciò che pensiamo o quello che facciamo? Come parte integrante dell’interazione umana, l’umorismo è stato analizzato dai pensatori per secoli. Platone e Aristotele hanno contemplato il significato della commedia durante la posa delle fondamenta della filosofia occidentale. Charles Darwin ha trovato un embrione di risata nelle grida gioiose degli scimpanzé.

Sigmund Freud ha cercato nei recessi dell’inconscio umano le motivazioni sottostanti le battute. Una delle teorie più durature sull’umorismo ci giunge dal filosofo Thomas Hobbes. Egli afferma che l’umorismo si basa sulla presa in giro dei deboli e sulla dimostrazione di superiorità. Anche se questa è chiaramente la trama di alcune commedie, è lungi dall’essere una spiegazione completa dello scopo dell’umorismo. Il potere della commedia va aldilà di questo. Il neuroscienziato cognitivo Scott Weems sostiene che l’umorismo è un ottimo modo per dimostrare la nostra evoluzione: si colpisce con l’ironia senza freni e non con i bastoni. Nel suo libro “Ha! The science of when we laugh and why”, revisiona una serie di studi accademici, compresi quelli che hanno usato la risonanza magnetica per mostrare quali parti del cervello si azionano di fronte ad un fatto divertente.

Weems presenta la sua teoria: l’umorismo è una forma di trattamento psicologico, un meccanismo di difesa che aiuta le persone a gestire i messaggi complessi e contraddittori, una risposta ai conflitti e alla confusione del cervello. Questo, in parte, spiega la ragione per la quale ridiamo in risposta ad eventi oscuri, confusi o tragici che, in realtà, non sono per nulla divertenti. Le battute di cattivo gusto o crudelmente mirate verso gruppi specifici possono generare un conflitto, ma l’umorismo è il nostro modo di reagire ed interpretare le tematiche o i sentimenti complessi. Alcuni tipi di commedia e la satira svolgono, quindi, una funzione sociale potente, tanto da rompere i tabù e mettere nel mirino i potenti. La commedia e la satira hanno un denominatore comune in quanto entrambe cercano di cambiare o riformare la società per mezzo dell’umorismo. Le due forme costituiscono, quindi, la migliore prova della funzione sociale dell’umorismo stesso.

La missione che si danno alcuni comici non è semplicemente quella di conquistare la risata: vogliono cambiare ciò che pensiamo e forse anche quello che facciamo, proprio attraverso il potere della commedia. Per fare questo, partono dalle questioni più urgenti che viviamo quotidianamente, propongono osservazioni audaci, dirompenti e stimolanti, sfidano le convenzioni, alzano l’asticella, denunciano le ingiustizie, forniscono un contrappeso al fanatismo ed al pregiudizio, indeboliscono gli stereotipi. In questa prospettiva, ridere cambia il mondo. La commedia sociale e quella politica possono favorire la nascita di un insieme di ideali condivisi: la risata collettiva manda, infatti, un messaggio dirompente. Ciò che in un altro contesto sociale rimarrebbe marginale, diventa così un atto di persuasione, un’affermazione forte e potente.

La commedia, spesso, conquista una rilevanza maggiore di quanto ci si potrebbe attendere. E non è difficile da comprenderne la ragione: se una persona riesce a farci ridere del marasma in cui viviamo, non solo si guadagna la nostra ammirazione, ma, in un certo senso, si guadagna anche la nostra fiducia. Ovviamente, non sempre la commedia ha obiettivi sociali evidenti, ma, se fatta bene, ha la libertà di esplorare le idee in un modo non convenzionale e di sovvertire le norme della società. I migliori comici possono essere, quindi, gli antropologi ed i critici culturali più efficaci. Quando affrontano questioni sociali urgenti o controverse, come il razzismo e l’omofobia, possono toccare corde altrimenti inaccessibili e possono raggiungere l’io delle persone ad un livello molto più profondo. L’impatto sociale e psicologico, il potere della commedia è, quindi, difficile da quantificare.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti