Perché l’Emilia Romagna è contraria allo scoiattolo grigio

La vita dello scoiattolo grigio diventa più difficile: la decisione Regione Emilia-Romagna è destinata a far discutere.

15 Ottobre 2021
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Giorni neri all’orizzonte per gli scoiattoli grigi che popolano l’Emilia Romagna, dove le istituzioni hanno preso una decisione che farà discutere. La Regione, infatti, ha letteralmente dichiarato guerra alla specie inserita tra le cento invasive più dannose a livello globale. Di fronte al moltiplicarsi degli esemplari su tutto il territorio, gli enti locali hanno optato per il loro abbattimento o la cattura.

Si tratta di una specie che arriva dalle Americhe, in particolare dall’America del Nord, e ha iniziato a popolare diverse aree dello Stivale. La sua presenza, infatti, è stata segnalata in Lombardia, Piemonte, Liguria oltre che nella provincia di Piacenza. L’obiettivo dell’ordinanza firmata dall’Emilia Romagna è quello di arginarne la diffusione lungo il Po e nei vari territori confinanti. Ma che cosa rende tanto pericoloso questo scoiattolo?

Il rischio è che un’eccessiva moltiplicazione dello scoiattolo grigio nelle zone del centro-nord abbia effetti devastanti sull’ecosistema autoctono. E le conseguenze andrebbero a impattare anche sulle attività economiche connesse. Questi scoiattoli, infatti, hanno l’abitudine di cibarsi delle cortecce degli alberi e il loro rosicchiamento rende più deboli i fusti mettendo a rischio sopravvivenza i nostri boschi.

Ghiotti di nocciole, questi roditori sono capaci di assediare i noccioleti rendendone impossibile la crescita e ostacolando, dunque, le attività agricole. Non solo: questi teneri pelosetti divorano i frutti prima che giungano alla completa maturazione così come i semi, di cui fanno razzia per la stagione fredda. Ne consegue che il ciclo vitale di queste piante è fortemente compromesso e il danno finisce per ripercuotersi sull’intera catena produttiva.

E ancora, lo scoiattolo grigio non disdegna i nidi di uccelli e anche le uova possono essere vittime di predazione. Da qui, dunque, la decisione della Regione che opta per “maniere forti” a tutela delle specie vegetali e animali autoctone.

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