Perché parlare a un assistente virtuale è come parlare a un cane

Secondo Andy Boxall, giornalista di tecnologia digitale, parlare con un assistente virtuale è come parlare ad un cane, perché?

Fonte: Flickr

Quando parlate ad alta voce con il vostro assistente virtuale (Siri o Cortana, per esempio) le persone intorno a voi potrebbero dubitare della vostra sanità mentale sentendovi interloquire con il vostro cellulare. Il giornalista di tecnologia digitale Andy Boxall afferma, invece, che parlare con il proprio assistente virtuale non sia molto diverso da parlare con il proprio cane: nessuno dei due capirà ciò che gli dite, ma almeno dal secondo riceverete una risposta.

Boxall afferma altresì che, nel giro di non troppo tempo, gli assistenti artificiali pervaderanno gran parte degli ambiti della nostra vita quotidiana e rivolgersi loro come fossero persone in carne e ossa sarà socialmente accettato quanto farlo con il proprio animale domestico.

Questione di timidezza

Nonostante gli assistenti virtuali siano presenti su tutti i cellulari di ultima e penultima generazione –Siri per Apple, Cortana per Windows, Google Assistant per Android-, una porzione minoritaria di utenti ne fa uso. Inoltre, tra coloro che sfruttano il servizio, solo il 6 percento parla in pubblico e ad alta voce con gli assistenti virtuali.

Al contrario, infatti, di quanto avviene nei popolari film di fantascienza, primo tra tutti “Star Wars”, nei quali i personaggi umani interloquiscono senza alcuna riserva con i congegni tecnologici, nella vita reale molti evitano di farlo se circondati da altre persone. Ciò accade perché i meccanismi in questione sono ancora visti con una certa dose di sospetto, a volte si ha l’impressione di “parlare da soli” e anche chi nel suo privato lo fa in pubblico si vergogna.

Assistenza intelligente e riconoscimento vocale

Gli assistenti artificiali si stanno moltiplicando di giorno in giorno. Tutti ormai abbiamo una certa familiarità, anche solo per sentito dire, con i più diffusi e popolari già elencati, ma molte compagnie -per prime Huawei e Samsung– stanno perfezionando ulteriori sistemi di assistenza virtuale. È indispensabile, però, che gli utenti parlino con questi assistenti.

I software in questione, infatti, imparano a riconoscere la voce, gli accenti e le sfumature e proprio grazie a questo riconoscimento vocale è consentito un continuo miglioramento. Se non parliamo a voce con questi programmi, le migliorie saranno impedite. Per spingere più persone a farlo e non rendere i propri sforzi uno spreco di tempi e denaro, le compagnie dovrebbero probabilmente “umanizzare” gli assistenti in questione. Le persone in realtà amano parlare e sarebbero meno diffidenti nel farlo con qualcuno che abbia almeno la parvenza di un simile.

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