Pino Daniele: due anni fa moriva il re del blues

Due anni fa moriva Pino Daniele, Napoli e l’Italia ricordano così il grande cantautore scomparso

Era il 4 gennaio del 2015 quando Pino Daniele scomparve a soli 59 anni. Due anni dopo quel terribile giorno il bluesman è ancora fra noi grazie alla sua musica: un repertorio immenso di canzoni scritte, cantate e interpretate in 40 anni di carriera.

Erano gli anni Ottanta quando Pino Daniele divenne una star della musica italiana, amato e osannato a Napoli come a Torino, da allora non si è più fermato, collezionando dei veri e propri capolavori che hanno conquistato il pubblico e scalato le classifiche. Quattordici colonne sonore (tre delle quali per Massimo Troisi), ventitré album inediti, tour e duetti con big italiani e internazionali l’hanno reso una leggenda e ancora oggi, a due anni dalla morte, la stella di Pino Daniele continua a brillare più forte che mai.

Il 4 gennaio Napoli, la sua città, quella che l’ha amato, coccolato e pianto più di tutti, celebra Pino Daniele con una serie di iniziative, fra concerti, flash mob e incontri che svelano il cantante e l’uomo.

Il primo evento riguarda il ritorno della chitarra Paradise del cantante nell’edificio di Santa Maria La Nova, accanto alla via intitolata a lui e nella zona in cui è cresciuto. Il Museo della Pace MAMT ha invece deciso di dedicare un intero piano al cantautore scomparso, con video, foto, strumenti musicali e registrazioni che raccontano la sua carriera e la sua vita straordinaria. Il gruppo “La Radiazza” ha invece deciso di celebrare Pino attraverso il cibo: sino alle 12 al bar Gambrinus verrà offerto Pinuccio, dolce dedicato al bluesman, mentre a cena verrà servito un menù con piatti ispirati alle canzoni più belle di Pino Daniele.

“Non lo so se è un capolavoro – aveva spiegato nella sua ultima intervista parlando di “Napule è”, suo grande capolavoro – di sicuro non me n’ero accorto quando l’abbiamo composta a casa di Rino Zurzolo, lui aveva quattordici anni e suonava il contrabbasso, io sedici e mi arrangiavo da autodidatta con la chitarra. Eravamo tutti e due innamorati di Luigi Tenco, ci scambiavamo poesie per divertimento, scritte in italiano, tra i banchi di scuola, all’Istituto tecnico commerciale Diaz. […] Io allora non pensavo che avrei fatto il cantante e tanto meno che avrei inciso un disco. La certezza che questa passione sarebbe potuta diventare un mestiere l’ho avuta solo dopo il secondo elleppì, dopo il successo di Je sò pazzo. Lì ho capito che potevo guadagnarmici da vivere. Solo a quel punto ho anche iniziato a studiare seriamente la chitarra. E non ho ancora finito”.

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