Prete a domicilio: ecco il nuovo servizio lanciato da Amazon in Giappone

Amazon ha lanciato un nuovo servizio in Giappone: basta un click per richiedere un sacerdote a domicilio per una cerimonia religiosa

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Un monaco buddista a casa per una cerimonia in memoria di un parente morto? Semplice, basta un click su internet. Ecco ‘obosan-bin’, il nuovo servizio lanciato da Amazon in Giappone insieme ad una start-up locale per andare incontro ad una esigenza, quella di ricordare con cerimonie religiose i propri parenti o congiunti scomparsi, ancora molto sentita anche in un Paese che pure si professa prevalentemente ateo e che, specie nelle metropoli, ha pochi templi dove poterla soddisfare.

Come funziona? Semplice, come detto: basta sfruttare il servizio ‘obosan-bin’ prenotando la cerimonia sul web e, in breve tempo, arriva a casa un sacerdote che la celebra in memoria del morto. In base alle reazioni di chi l’ha acquistato, il servizio è risultato finora soddisfacente anche sotto il profilo economico: una cerimonia ‘base’ a casa del defunto costa 35,000 yen, meno di 360 euro, mentre il ‘pacchetto’ più costoso, con seconda cerimonia al cimitero e il dono di uno speciale nome postumo buddista arriva a 65,000 yen, 575 euro, prezzi non eccessivi e sicuri, al contrario delle ‘offerte’ che vengono spesso richieste dai monaci dei templi.

Visto il numero di richieste, il servizio si è dovuto potenziare: Minrevi, l’internet start-up no profit che ha creato ‘obosan-bin’ era partita da un nucleo di 400 sacerdoti ma, dopo la partnership con Amazon ne ha dovuto aggiungere altri 100. Al momento, le previsioni economiche sono di una crescita del 20% fino a 12000 richieste all’anno, con il 30% dell’incasso che va al’azienda e il resto ai monaci, almeno stando a quanto dichiarato dalla stessa ‘obosan-bin’.

Reazioni dunque positive? Non completamente, visto che c’è anche chi non apprezza particolarmente questa sorta di ‘mercificazione’ di un servizio religioso, ancor più in un paese come il Giappone che in molti aspetti resta assolutamente tradizionalista.

Senza contare c’è chi ne sta facendo una questione fiscale: in Giappone, come in tanti altri paesi, le istituzioni religiose godono di vantaggi ed esenzioni e la sfida tra tradizionalisti e innovatori, potrebbe diventare proprio di carattere fiscale. Essendo il servizio legato ad un prezzo definito anziché ad una donazione, il governo potrebbe infatti decidere di tassare i sacerdoti perché svolgono un’attività a tutti gli effetti commerciale.

Dall’altra parte, gli innovatori sostengono come certi servizi religiosi siano in realtà sempre stati a pagamento, al di là della forma di ‘donazione’ e sottolineano come queste donazioni siano spesso piuttosto costose complice una valutazione che ufficialmente dovrebbe essere a discrezione di chi chiede il servizio ma, in realtà, vengono quasi imposta dai sacerdoti dei templi. Con il progressivo calo delle donazioni a templi e istituzioni religiose – crollate di un terzo negli ultimi 20 anni – c’è poi da considerare che anche i monaci devono trovare nuove vie per guadagnare yen per sopravvivere e curare i luoghi di culto, oltre che per restare in contatto con una popolazione sempre meno sensibile alla questione religiosa.

Una cosa, come detto, è sicura, ovvero che questa nuovo servizio va incontro ad una necessità oggettiva: non ci sono molti templi nelle zone più affollate delle città e spesso anche chi vorrebbe fare un’altra scelta, deve optare per un funerale laico. Invece, proprio grazie a ‘obosan-bin’ si può comunque ricordare con un rito religioso il proprio familiare scomparso con una cerimonia tra le più tradizionali anche per chi non è strettamente osservante.

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