La prima città su Marte progettata da una studiosa italiana

Valentina Sumini è la studiosa italiana che ha creato il progetto della prima città su Marte, ricevendo un premio dalla Nasa

Se condividi l'articolo su Facebook guadagni crediti vip su Libero Cashback Risparmia con lo shopping online: a ogni acquisto ti ridiamo parte di quanto spendi. E se accumuli crediti VIP ottieni rimborsi più alti!
Fonte: Twitter

La prima città su Marte è stata progettata da una studiosa italiana. Lei si chiama Valentina Sumini e da anni ha lasciato l’Italia per vivere a Boston. La studiosa infatti lavora al Massachusetts Institute of Technology (Mit). Qui è nato un progetto, supportato e premiato dalla Nasa, che ha ipotizzato la creazione dei primi insediamenti umani sul pianeta rosso. La sfera-foresta realizzata dal gruppo della ricercatrice ha vinto il concorso “Mars City Design Competition 2017”.

L’Agenzia Spaziale aveva indetto un contest per realizzare città sostenibili su Marte e la Sumini è riuscita a vincere, aggiudicandosi il primo premio. La scienziata ha 32 anni, arriva da Alessandria ed è la mente del Redwood Forest (foresta di sequoie). Il progetto, sviluppato nel corso di cinque mesi, prevede la creazione di un complesso di costruzioni, formate da cupole e da cunicoli sotterranei, che dovranno ospitare le prime colonie umane su Marte. 

Si tratta di cupole bianche, con tunnel sotterranei che sembrano le radici di un albero e che potranno accogliere sino a diecimila persone. “Ogni cupola sarebbe autosufficiente  – ha svelato la studiosa – utilizzando il ghiaccio, la terra e il sole per produrre tutto il necessario a vivere”. Le cupole sono realizzate con un materiale che protegge da radiazioni cosmiche, variazioni termiche esterne e impatti con piccoli meteoriti. Ogni singolo habitat è collegato con l’altro, ma è al tempo stesso indipendente.

“Ogni habitat è unico e contribuisce a una diversa foresta di spazi urbani – ha raccontato la studiosa, che ora sta lavorando sul modello in scala dell’insediamento -. Il progetto è stato realizzato attraverso tecniche computazionali avanzate che hanno reso possibile un’estrema eterogeneità nel design di ogni singolo habitat. Ogni albero infatti è diverso dall’altro e, al tempo stesso, ottimizzato dal punto di vista strutturale e ambientale proprio per riprendere quella varietà che è intrinseca nella natura”.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti