Quando i social possono costare cari: bufera a Rio

Disavventura per un giornalista americano a caccia di scoop durante i Giochi

Fonte: Getty Images

Che ogni Olimpiade porti con sé le proprie storie, parecchie dei quali a sfondo piccante, non è certo una novità. Ancora meno, di questi tempi, sorprende il fatto che a tingere di rosa (spesso, pallido, in verità) il colore delle cronache a 5 cerchi siano notizie nate o sviluppatesi sui social.

Dalla piscina con l’acqua verde, rigettata dagli atleti su twitter, al caso della scappatella notturna della tuffatrice brasiliana costata un furioso litigio con la compagna di sincro, ce n’è davvero per tutti i gusti.

La novità del 2016 è però che a meritarsi le prime pagine, in negativo, sono stati anche i giornalisti. In Italia ha fatto scalpore il titolo sulle rotondità delle componenti della squadra femminile di tiro con l’arco, costato addirittura il posto al direttore di Qs, dopo una dura campagna denigratoria sui social, ma c’è chi è andato molto oltre.

Nico Hines, corrispondente del Daily Beast, giornale on line (dal titolo che è già un programma…) con sede a New York, non proprio famosissimo, ma che sembra contare su 20 milioni di lettori al mese, ha infatti voluto testare la percentuale di atleti etero presenti ai Giochi attraverso un’idea tutt’altro che meravigliosa. Sfruttando Grindr, social per incontri omo e bisex, Hines, regolarmente sposato con figli, ha ottenuto ben tre appuntamenti in un’ora. Non pago, ha raccontato tutto in un articolo.

Apriti cielo, perché pur non avendo fatto nomi e rivelando di aver ricevuto molti no da parte di atleti interessati solo ad incontri con altri sportivi, Hines s’è cacciato in un vicolo cieco sul piano etico. Il pezzo è stato ovviamente rimosso, ma il fatto è che a indignarsi non è stata solo la comunità gay, ma direttamente il mondo del giornalismo.

Oltre alle richieste di ritiro dell’accredito a Hines, ecco il duro attacco del direttore del giornale, John Avlon: “La nostra speranza è che la rimozione di un articolo che è in contrasto sia con i nostri valori e ciò a cui aspiriamo come giornalisti dimostreranno quanto seriamente prendiamo il nostro errore".

S’è mossa addirittura la Society of Professional Journalists, che ha invocato le scuse agli atleti coinvolti. C’era una volta il giornalismo d’inchiesta… 

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