Raggi smentita dall'Anac sulla nomina del fratello di Marra

A lui l'amministrazione, e Mazzillo riparte da bilancio bocciato

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Roma, 21 dic. (askanews) – Altra giornata turbinosa per la Giunta capitolina retta da Virginia Raggi, all’indomani della bocciatura del bilancio previsionale 2017-19 che doveva il suo fiore all’occhiello amministrativo. L’Autorità nazionale anticorruzione, Anac, infatti, ha reso pubblico il parere con il quale afferma che la sindaca era a conoscenza del conflitto di interessi che investiva il suo ex capo di gabinetto e capo del personale Raffaele Marra (attualmente agli arresti) quando firmava la nomina di suo fratello a capo del dipartimento Turismo. Anac smentisce la versione della sindaca, che ha avocato a sé tutta la responsabilità della nomina inopportuna, spiegando che Raggi non può non aver interpellato il capo del personale nel momento in cui varava il cambio al vertice dei dipartimenti capitolini. Anche perché – ricorda l’Anac – è stato Marra a raccogliere tutta la documentazione alla base del turnover rientrante, per ironia, nelle azioni anticorruzione del Comune di Roma avviate da Ignazio Marino.

La delibera che l’Anac ha inviato alla procura della Repubblica confluirà nel fascicolo già aperto sulle nomine fatte da Raggi: l’ex capo di gabinetto Carla Raineri, l’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, il delegato al personale Antonio De Santis e il capo segreteria Salvatore Romeo. Nel pomeriggio, ad alcune redazioni giornalistiche, dalla mail istituzionale di Romeo è arrivato un suo messaggio in cui ha annunciato di “fare un passo indietro ed evitare che attaccando la mia persona si possa nuocere allo straordinario lavoro che si sta svolgendo in Campidoglio”. Romeo ha ammesso “degli errori di valutazione, in considerazione delle vicende che hanno coinvolto Raffaele Marra”, e per questo ha chiesto scusa a tutti i romani sottolineando la propria “assoluta estraneità alle inchieste”.

Romeo, il quale oltre che militante della prima ora del M5S era già dipendente capitolino, questa mattina è passato in Campidoglio a prendere le sue cose, ma sarà ricollocato nella struttura comunale al termine dell’incarico affidatogli da Raggi.

Se il terzo astro calato dell’entourage Raggi cambia almeno ufficio, l’assessore alle Partecipate Massimo Colomban prende oggi pieno possesso delle sue funzioni di coordinamento della macchina amministrativa comunale, come chiesto da Beppe Grillo come condizione per non scaricare la sindaca dopo l’ultima crisi di Giunta, e come annunciato da giorni da Askanews. Raggi, con una nota ufficiale, conferma che “Colomban dovrà occuparsi di ottimizzare l’articolazione organizzativa di Roma Capitale nell’ambito di un più ampio processo di revisione strutturale che coinvolge anche le aziende partecipate”. Per sostenere il carico del maggior Coordinamento di Atac, Ama e Acea, oltre le altre partecipate, Colomban ha chiamato un conterraneo, Paolo Simioni, già amministratore delegato del Gruppo Save Spa -Aeroporto Marco Polo di Venezia. A Simioni affida il timone di un gruppo di lavoro, che mette insieme manager del Comune e delle partecipate romane per farle lavorare meglio e di più insieme, con una maggiore e più conseguente programmazione, come hanno raccomandato anche i revisori dell’Oref bocciando ieri il piano di spese, tagli e investimenti per il prossimo triennio della Giunta Raggi.

Intanto, è già scattato stamattina il conto alla rovescia per arrivare ad approvare in Aula Giulio Cesare un nuovo bilancio entro il 28 febbraio, dopo la bocciatura dei revisori dei conti pubblici(Oref). Data che potrebbe slittare a fine aprile su richiesta dell’Anci. I tecnici del Comune, però, sono già al lavoro per rispondere ai richiami dell’Oref e implementare il documento presentato. L’assessore al bilancio Andrea Mazzillo assicura anche oggi che “c’è comunque tutto il tempo per approvare il bilancio entro la scadenza di legge” e che “non ci fermeremo neppure a Natale e Capodanno. Rispettiamo l’Oref, che chiede rigore e rispetto dei vincoli di finanza pubblica, e correggeremo dei parametri”. Un sassolino nella scarpa, però, se l’è tolto l’economista Nino Galloni, un’autorità per il Movimento e tra le sue fila, che avrebbe dovuto sedere al suo posto ma fu stoppato dai più vicini a Raggi nel movimento, perché giudicato troppo sopra le righe. “E’ facile buttare la croce sulla Raggi e sui suoi, però vediamo come sono stati scelti e perché sono stati così impermeabili ad aiuti che potevano arrivare dall’esterno del Movimento”, ha insinuato a Radio Cusano campus. E ancora: “Lei ha lavorato in uno studio legale, adesso fa la sindaca, è molto giovane. Ci sono persone che hanno trafficato tutta una vita coi ministeri, non mi pare si sia voluta trovare la soluzione. Forse nel M5S c’è qualcuno che pensa: lasciamoli cadere, poi si vedrà”.

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