Rotta Balcanica: 4 murales denunciano le violenze sui migranti

La street artist Laika colpisce ancora: il suo ultimo lavoro è spuntato in Bosnia Erzegovina e denuncia le violenze di cui sono vittime i migranti.

8 Febbraio 2021
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Avevamo lasciato Laika fuori da un liceo romano a sostenere il ritorno a scuola degli alunni dopo un anno di didattica a distanza. Ora, la street artist ha lasciato una nuova traccia al di là dell’Adriatico. Qualche giorno fa, infatti, l’artista italiana ha fatto tappa lungo il confine tra Bosnia e Croazia per denunciare le condizioni in cui vivono i migranti in quella terra.

Quattro le nuove opere che Laika ha realizzato per dire basta alla violenza, accompagnate dagli hashtag social #refugeeswelcome, #stopviolence e #lifeisnotagame. La serie di poster è stata affissa in luoghi simbolici del Cantone dell’Una Sana a Lipa, Bihac e Velika Kladusa.

“Ho voluto vedere con i miei occhi quali fossero le condizioni di migliaia di persone bloccate alle porte dell’Europa. – spiega Laika – Freddo, scarsità di cibo ed acqua e violenza da parte della polizia ogni volta che si prova ad entrare in Croazia: è questa la terribile routine dei migranti sulla rotta balcanica. Non c’è nulla di umano nel vivere così.”

E ha aggiunto: “Ho incontrato persone incastrate in questo inferno da anni, che continuano a combattere per il proprio futuro e per quello della loro famiglia. Uomini e donne provenienti dalle più diverse regioni del pianeta le cui storie DEVONO essere raccontate. Storie come quella di Ahmed che viene dal Pakistan ed è bloccato in Bosnia da cinque anni e sogna di lavorare in un hotel, o quella di Brahim, un ragazzo berbero fuggito dall’Algeria, che racconta con rabbia l’esperienza dei pushback, i rimpatri illegali, a Trieste.”

Con questo intervento, Laika vuole accendere i riflettori su un angolo d’Europa quasi dimenticato. “Noi cittadini europei non possiamo accettare che questa violazione dei diritti umani accada deliberatamente. Lasciar che ciò accada significa essere complici di una violenza che non appartiene ai VALORI COMUNITARI. Una forte presa di posizione farebbe guarire quelle dolorose cicatrici. A rimanere in silenzio, invece, si diventa complici.”

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