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Sei un runner? Correre ti 'ripara' il cervello. Lo dice la scienza

Secondo una ricerca canadese, correre farebbe bene non solo a cuore e muscoli anche al cervello, favorendo la riparazione di danni cerebrali

Fonte: Thinkstock

Che correre faccia bene alla salute è ormai arcinoto: al di là di chi lo fa anche perché di ‘moda’, è innegabile che il fisico tragga giovamento da un esercizio ponderato in modo corretto per quanto riguarda velocità e durata. La cosa che forse però non si sapeva è che correre non fa bene solo a cuore, muscoli e polmoni ma pure al cervello: la scoperta arriva dall’Università di Ottawa e la ricerca relativa è stata pubblicata sulla rivista Cell Reports.

L’esperimento iniziale è stato effettuato su alcuni campioni di topi. I ricercatori hanno fatto correre sulla classica ‘ruota’ della loro gabbia alcuni roditori con un deficit di sviluppo del cervelletto e caratterizzati da deficit psicomotori: generalmente questi sarebbero stati destinati a morire precocemente ma i risultati post-corsa sono stati sorprendenti.

E’ stato infatti scoperto che la loro longevità è aumentata, raggiungendo o addirittura superando quella ‘standard’ di altri animali sani. Contemporaneamente è stato scoperto pure che si erano riparati alcuni danni alla guaina mielinica, il materiali isolante dei nervi del cervello.

A cosa hanno attribuito gli scienziati questi cambiamenti? Secondo le analisi, la corsa ha fatto aumentare nell’organismo dei topi il fattore di crescita VGF, un aumento di concentrazione che è rimasto costante finché il roditore si è esercitato sulla ruota. Quindi sarebbe stata la corsa ad aiutare il corpo a ‘produrre’ il VGF, molecola risultata capace di riparare i danni al cervello.

Per avere una controprova scientifica, i ricercatori hanno iniettato il VGF in altri animali con le stesse deficienze cerebrali: anche in questi casi, gli animali si sono ripresi come era capitato ai topi e pure i loro danni neurali sono stati ‘sanati’.

Il prossimo passo della ricerca sarà dunque uno studio dei possibili sviluppi nella gestione del VGF, che potrebbe risultare efficace nella cura di varie malattie come la sclerosi multipla (legata specificatamente ai danni alla guaina isolante dei nervi) o, più in generale neurodegenerative.

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