Scoperta la lettera che cambiò la vita a Galileo

Scoperta dopo 250 anni la lettera considerata perduta di Galileo Galilei, si trovava in una biblioteca della Royal Society a Londra

Sette pagine che potranno far maggiore luce sull’accusa di eresia a Galileo Galilei.

E come accade spesso i migliori nascondigli sono quelli sotto il naso di tutti. Così, almeno, è accaduto con la lettera “eretica” di Galileo Galilei che è stata ritrovata in una biblioteca della Royal Society a Londra da Salvatore Ricciardo, storico della scienza dell’Università di Bergamo.

Una missiva datata 21 dicembre 1613 che si pensava fosse andata perduta e in cui, quello che viene considerato il padre della scienza moderna, descriveva la teoria secondo la quale la Terra gira attorno al Sole. Un assioma che oggi ci sembra così scontato, ma che all’epoca ribaltava la concezione della Chiesa che sosteneva la teoria secondo la quale la Terra era immobile.

Il documento è stato scoperto i primi giorni di agosto a Londra e a darne notizia è stato il sito della rivista Nature, mentre presto si potrà leggere l’articolo, che è ancora in fase di pubblicazione, sul magazine della Royal Society “Notes and Records”. In quest’ultimo sarà Ricciardo a spiegare e analizzare il prezioso ritrovamento insieme ai colleghi Franco Giudice, della suo stesso ateneo, e Michele Camerota dell’Università di Cagliari.

Una lettera che è rimasta celata per 250 anni, che può fare maggiore luce su tutto ciò che accadde all’epoca e che portò Galilei a dover subire la condanna per eresia dopo essere stato processato e condannato dal Sant’Uffizio. Una condanna che lo obbligò all’abiura delle sue teorie e al confino.

La missiva è indirizzata all’amico Benedetto Castelli, matematico dell’Università di Pisa, ed è siglata con due G finali. E sembra proprio dimostrare come Galileo inizialmente abbia cercato di dare delle spiegazioni delle sue teorie e di placare i dissidi.

Di questa lettera esistono due versioni diverse, quella nota fino a oggi è stata inviata all’Inquisizione a Roma nel febbraio del 1615 dal frate domenicano Niccolò Lorini e sembra che il linguaggio utilizzato fosse differente, una missiva dai toni duri come era stato affermato all’epoca. Questa viene custodita presso gli Archivi Segreti Vaticani. Ora questa “nuova” lettera che forse potrà fare maggiore chiarezza su una vicenda e un mistero che sono durati per molti secoli.

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