Scoperti microbi che possono sopravvivere su Marte

Secondo una recente ricerca, su Marte i batteri potrebbero sopravvivere: la University of Arkansas al centro di esperimenti importantissimi

Fonte: Pixabay

Lo spazio è sempre stato oggetto di interesse da parte dell’uomo da tempo immemore: dalla preistoria ad oggi, la volta celeste ha attirato le più diverse speculazioni scientifiche, entrando nel nostro immaginario come ambito della sterminata grandezza di quanto ancora non sappiamo sul nostro universo.

A maggior ragione i pianeti della nostra galassia, diventati raggiungibili da decenni, sono i primi corpi celesti ad essere stati scandagliati dal nostro occhio. E tra questi c’è il pianeta rosso, Marte, raggiunto recentemente da sonde e di cui abbiamo dati sensibili su cui si possono costruire teorie fondate. Ma c’è vita su di esso? Questa è una delle domande più ricorrenti e affascinanti in riferimento a tale argomento. E le ultime notizie potrebbero aprire nuovi scenari.

Ci può essere vita con una pressione molto bassa?

Marte contiene ancora ghiaccio sia in superficie che sotto di essa, quindi esistono organismi vivi? Forse. Appena sotto la superficie, degli ipotetici microbi sarebbero protetti dagli alti livelli di radiazione che permea attraverso la sottile atmosfera del pianeta. Purtroppo potrebbe esserci un problema non di poco conto.

La pressione atmosferica su Marte è così bassa (da un centesimo fino a un millesimo di quella terrestre) che l’acqua può facilmente evaporare, indipendentemente dalla temperatura rigida di Marte. L’acqua bollente non è favorevole alla vita, come si può immaginare, anche per gli estremofili, il cui DNA potrebbe essere danneggiato senza possibilità di ritornare ad uno stato ottimale.

Batteri metanogeni ed una ricerca soprendente

I batteri metanogeni, come dice il nome, convertono l’idrogeno in metano senza utilizzare ossigeno, con lo scopo di di ottenere energia in un processo noto come respirazione anaerobica. Essi potrebbero essere presenti in sacche d’acqua su Marte. Ciò è stato oggetto di ricerca di un team della University of Arkansas a Fayetteville, che ha utilizzato quattro specie di metanogeni e li ha inseriti in ambienti simulati simili a quelli acquosi di Marte, mettendoli sotto bassissime pressioni.

Dopo un massimo di 21 giorni a pressioni fino ad un sei millesimi di quelle che si trovano sul nostro pianeta, tutte le quattro specie sono sopravvissute. “Questi esperimenti dimostrano che per alcune specie, la bassa pressione può non aver alcun effetto sulla vita dell’organismo” dice l’autore della ricerca, Rebecca Mickol, un astrobiologo presso l’Università in questione. La vita su Marte è una possibilità: necessitiamo di altri dati, ma un passo per una maggiore conoscenza è stato fatto.

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