E se il papà che non fa fare i compiti delle vacanze avesse torto?

Fa discutere le lettera del papà che ha deciso di non far fare i compiti delle vacanze al figlio. Avrà torto o ragione?

Fonte: Depositphoto

Qualche giorno fa è diventata virale la lettera di un papà, Marino Peiretti, che ha postato su Facebook una lettera scritta da lui per i professori del figlio di ritorno dalle vacanze estive. L’uomo ha spiegato di non aver fatto fare i compiti a suo figlio Mattia, 13 anni, perché li considera deleteri ed è convinto che i ragazzi debbano concedersi tre mesi di vacanza, “imparando a vivere” e dedicandosi alle loro passioni.

La lettera, rimbalzata sui social e finita anche sui principali quotidiani, ha fatto molto discutere. Da una parte c’è chi appoggia la scelta di Marino Peiretti, dall’altra c’è invece chi la considera deleteria. Da tempo nell’universo che gira intorno alla scuola sono nati movimenti di genitori (e spesso anche insegnanti) che chiedono di abolire i compiti a casa e considerano poco vantaggioso caricare i ragazzi di responsabilità ed esercizi da fare, una volta usciti dalle mura della scuola.

La lettera, rimbalzata sui social e finita anche sui principali quotidiani, ha fatto molto discutere. Da una parte c’è chi appoggia la scelta di Marino Peiretti, dall’altra c’è invece chi la considera deleteria. Da tempo nell’universo che gira intorno alla scuola sono nati movimenti di genitori (e spesso anche insegnanti) che chiedono di abolire i compiti a casa e considerano poco vantaggioso caricare i ragazzi di responsabilità ed esercizi da fare, una volta usciti dalle mura della scuola.

Per questo la scelta di mandare il figlio a scuola con una lettera in cui si annunciava che non aveva fatto i compiti, è stata accolta con un certo entusiasmo da molti, che sui social hanno applaudito alla scelta di Marino. Ma è davvero giusto quello che ha detto? Tante voci fuori dal coro sono convinte che ci sia qualcosa di sbagliato nell’idea di sollevare il proprio figlio dai compiti delle vacanze.

Prima di tutto perché in questo modo il genitore scavalca l’autorità degli insegnanti, che perdono di credibilità e di autorevolezza di fronte ai ragazzi. In fondo Mattia aveva ricevuto dei compiti da fare per le vacanze, proprio come il resto della sua classe, basta però una parola del suo papà perché sia autorizzato a non farli. E gli insegnanti, allora? Non contano?

I compiti delle vacanze inoltre possono essere considerati come una delle prime responsabilità che viene attribuita ad un bambino. Si tratta di un impegno a cui dovrà far fronte, un nuovo step per raggiungere la maturità e confrontarsi in qualche modo con il mondo degli adulti.

Un’altra questione affrontata da tanti nei dibattiti social è il rapporto di Mattia con la classe. Perché lui non ha fatto i compiti e gli altri si? Questa posizione di “superiorità” conferitagli dal padre, non finirà per danneggiarlo?

I compiti poi sono stati assegnati a lui e proprio Mattia avrebbe dovuto rispondere del fatto di non averli fatti davanti ai suoi insegnanti. Invece a parlare è stato il suo papà, che ha scritto una lunga lettera, come fa ogni anno, prendendo la parola al posto di Mattia, parlando per lui, direttamente con i professori.

Consideriamo un altro aspetto, che tanti hanno fatto notare. Nella lettera Marino Peiretti ha spiegato agli insegnanti che Mattia, anziché fare i compiti, nei tre mesi estivi ha “imparato a vivere”, cucinando, andando in bicicletta e dedicandosi all’elettronica. Avrebbe comunque potuto dedicare un’ora al giorno ai compiti, come tutti i suoi coetanei, occupandosi senza problemi dello studio e arrivando così a scuola senza bisogno della lettera del padre.

Infine la questione delle “sedi giuste”. In tanti sul web criticano la lettera convinti che si sia arrivati ad una “spettacolarizzazione” del dibattito sui compiti a scuola. Non è la prima volta che Marino scrive una lettera del genere, ma stavolta ha deciso di pubblicarla per farla vedere a tutti. Non solo ha sottoposto suo figlio ad una esposizione mediatica di cui forse non c’era bisogno, ma ha anche realizzato il dibattito sui compiti a scuola nella sede sbagliata. Non è il web il luogo in cui insegnanti, genitori e alunni devono discutere riguardo l’utilità o meno dei compiti a scuola, ma dovrebbero farlo vis-à-vis, considerando i singoli casi, le scuole e le situazioni dei vari alunni.

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