Ecco cosa pensiamo della seconda stagione di "Tredici"

La seconda stagione di “Tredici” è finalmente uscita: ma quanto rende giustizia alla storia di Hannah Baker?

Il 18 maggio è uscita la seconda stagione di “Tredici”, la serie Netflix che ha sconvolto il mondo intero. Ma cosa ci dicono questi episodi?

La prima stagione di “Tredici”, la serie prodotta da Selena Gomez, ha sconvolto milioni di persone in tutto il mondo. Vista la delicatezza dei temi trattati ha destato molto scalpore soprattutto negli Stati Uniti, dove queste cose succedono – purtroppo – di frequente. Il merito della prima stagione di “Tredici” è stato quello di raccontare la violenza e il bullismo tra i teenager senza troppi fronzoli, in modo cruento, ma mai irrispettoso. C’è chi ha deciso di proiettarla nelle scuole, chi di bandirla. Chi l’ha definita rivoluzionaria, chi pericolosa. In ogni caso, ha sollevato un enorme polverone e costretto fior di psicologi, dirigenti scolastici, dottori e politici a esprimere la propria opinione. Facendogli prendere una posizione. Ma possiamo dire lo stesso della seconda stagione di “Tredici”?

La seconda stagione di “Tredici” inizia qualche mese dopo la tragica scomparsa di Hannah Baker. La prima puntata coincide con l’avvio del processo che vede contrapposti la madre della ragazza e la Liberty High School, accusata di non aver fatto nulla per proteggere la figlia dai bulli e dai violenti. Nonostante fosse chiaro che la seconda stagione di “Tredici” era stata approvata solo per una questione economica dovuta agli ascolti (il libro da cui è tratta termina con la scomparsa di Hannah Baker), l’idea degli sceneggiatori non era affatto male. Anzi, poteva essere sviluppata in modo pregevole. Eppure, in questa seconda serie di “Tredici” c’è qualcosa che stona.

Una delle caratteristiche maggiori di “Tredici” che saltano immediatamente all’occhio, è di come i personaggi siano fortemente stereotipati. Se però questo nella prima stagione era stato contaminato in modo magistrale con le storie assolutamente non banali dei protagonisti, adesso questo è venuto a mancare. Skye è la ragazza problematica innamorata di Clay, a sua volta innamorato ancora di Hannah. Tyler è l’emarginato che vuole vendetta. Tony è l’amico un po’ galeotto che però sa sempre qual è la cosa giusta da fare. Alex è colui che si redime. E Clay è un po’ il bamboccione che sta lì a guardare cosa accade e non capisce molto di ciò che succede.

Un’altra scelta discutibile è stata quella di riportare fisicamente Hannah Baker in “Tredici”. Katherine Langford, l’attrice che ha dato il volto alla ragazza, è una professionista straordinaria. Ma davvero c’era bisogno di creare questo rapporto poco credibile con Clay, in cui i due ragazzi interagiscono e parlano come se nulla fosse accaduto? È poco credibile e disturba la storia: Hannah Baker è scomparsa e facendola tornare in questo modo lo spettatore non percepisce più la sua perdita. È come se non se ne fosse mai andata, facendo cadere nel dimenticatoio il portato emotivo della prima stagione.

Insomma, la seconda stagione di “Tredici” è molto carina. Ha perso però le emozioni e l’originalità della prima, difficili da replicare dopo un successo così grande. Era meglio fermarsi? Forse sì, ma si sa: la macchina dell’economia non funziona in questo modo.

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