In Svizzera c'è un paese in cui è vietato fare selfie

Bergün è un paese della Svizzera in cui sono vietati i selfie. Il motivo è molto particolare

Bergün è un piccolo paese della Svizzera in cui è vietato fare selfie. Il motivo? I paesaggi sono così belli che potrebbero rendere triste chi li vede e non può essere lì.

Ed è così che il consiglio comunale di questo piccolo centro di 507 abitanti, ha deciso di approvare una legge ani-selfie che “vieta di fare e pubblicare foto del comune e dei suoi paesaggi”. Chi non rispetta le regole andrà incontro a delle conseguenze e, nello specifico, dovrà pagare una multa di 5 franchi.

Bergün si trova nel cantone dei Grigioni nella zona dell’Albula, fra piste innevate e splendidi scorci, a soli 40 chilometri da Sant Moritz e Davos. Un paesaggio unico che, secondo chi ci vive, potrebbe urtare la sensibilità di molti.

“È scientificamente provato che belle foto delle vacanze sui social media rendono gli spettatori infelici perché non possono essere lì – hanno spiegato dall’ufficio del turismo cittadino. La questione è divenuta di dominio pubblico dopo che a Bergün è iniziata la sua campagna anti “Fomo”. La sigla significa “Fear of missing out” ed indica una patologia legata alla “paura di perdere un evento o qualcosa”. Questo problema sarebbe amplificato dai social network, dove vengono postate foto bellissimi di luoghi in cui pochi possono andare, compreso Bergün.

Gli abitanti del villaggio sono così convinti che le foto di Bergün possano far soffrire qualcuno, che hanno persino lanciato un appello alla Nasa. In un video pubblicato sul web il sindaco si rivolge all’agenzia spaziale affermando: “Non fotografateci nemmeno dall’alto e cancellate le nostre foto”.

“Bergün/Bravuogn – ha spiegato il sindaco Peter Nicolay – è un bellissimo posto e noi non vogliamo rendere infelici le persone al di fuori della nostra comunità. Dunque anziché attraverso le foto, invitiamo chiunque a venirci a vedere dal vivo”.

Anche se molti hanno parlato di una trovata pubblicitaria, Marc-Andrea Barandun, direttore del turismo, ha ribadito “la legge è reale e in vigore”. Mentre a chi critica questa decisione bollandola come una presa in giro per i turisti ha risposto: “Per noi l’importante è che si parli di Bergün. Al fine di rendere tutti consapevoli della bellezza del nostro paese di montagna – ha aggiunto – oggi abbiamo bisogno di metodi coraggiosi e ne abbiamo scelto uno. Grazie per la vostra comprensione e saluti da Bergün”.

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