Tanti auguri Johnny Dorelli: 80 anni di talento, charme e ironia

L'artista, tra i più completi, raggiunge la cifra tonda: lo showman ha dimostrato il suo incredibile talento al cinema, a teatro, in tv

Fonte: Getty Images

La sua voce la riconosceremmo tra mille, grazie ai suoi personaggi resi unici proprio in virtù di quel magnifico patrimonio che alberga lì, nelle sue corde vocali. E che lo hanno consegnato a teatro, musica prima ancora e cinema. Oggi Johnny Dorelli (nome d’arte di Giorgio Domenico Guidi) compie 80 anni, che equivalgono a un cinquantennio e più di successi inarrestabili, legati al momento creativo italiano più prolifico di sempre. Nato a Meda (Lombardia) il 20 febbraio 1937, non fu nella provincia lombarda che si formò a livello artistico.

A New York, dove si era trasferito da bambino per seguire il padre, manifestò le sue inclinazioni che palesò con successo durante gli studi presso la prestigiosa High School of Performing Arts (la scuola di Saranno famosi, per intenderci) dove coltivò il suo talento fuori dal comune.

Un talento indiscutibile e che colpì, al suo rientro in Italia, Teddy Reno, cantante e proprietario di una delle case discografiche più interessanti del panorama italiano, che gli fece incidere soprattutto cover di brani in lingua inglese facendone il primo crooner italiano. Una intuizione geniale, che portò il giovanissimo interprete a cantare al Festiva di Sanremo in coppia con un certo Mimmo Modugno il capolavoro “Nel blu dipinto di blu”, nel lontano 1958.

L’anno successivo, la coppia Modugno-Dorelli si ripresentò a Sanremo, questa volta con “Piove“, e vinse di nuovo con un brano profondamente diverso ma intriso della musica e della poetica del cantautore pugliese. Nel 1967, in coppia con l’autore Don Backy, portò un altro successo planetario, “L’immensità”.

Grazie alla musica, arrivarono ben presto cinema e televisione. Prima con alcuni caroselli, poi presentando alcuni spettacoli televisivi di grande successo. Dopo una contestata edizione di “Canzonissima” condotta insieme a Raimondo Vianello (1969), Dorelli registrò una battuta d’arresto.

Nulla lo poteva fermare. Johnny non si arrese e si inventò attore in un musical, firmato dalla premiata ditta Garinei e Giovannini: si trattava di “Aggiungi un posto a tavola”. Sappiamo come andò a finire. Anche il cinema lo accolse e durante gli anni ’70 e ’80, prese parte a più di venti commedie leggere di grandissimo successo. Del 1973 “Pane e cioccolata” di Franco Brusati con Nino Manfredi, un emigrato italiano in Svizzera; “Amori miei” (1978) di Steno, in cui è Marco, uno dei due mariti di Anna, interpretata da Monica Vitti. “Mi faccio la barca” (1980) di Sergio Corbucci; “Dio li fa e poi li accoppia” (1982), ritorna a collaborare con Steno; “Sesso e volentieri” (1982) di Dino Risi con Gloria Guida (sua futura moglie); “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio” (1984) con Lino Banfi; “State buoni se potete” (1983) di Luigi Magni, “A tu per tu” (1984) sempre di Corbucci.

Con l’ingresso negli anni Ottanta, Dorelli cambiò registro. Tornò in tv, ma a Canale 5 con “Premiatissima” che minacciò l’egemonia Rai sul sabato sera. Chi era bambino in quegli anni, lo ricorda sicuramente come protagonista del celebre sceneggiato “Cuore” di Luigi Comencini e nel 1988 La coscienza di Zeno di Sandro Bolchi. Proprio nel 1990 si tolse lo sfizio (possiamo dirlo?) di condurre il Festival di Sanremo con Gabriella Carlucci, per poi tornarci nel 2007 da cantante in gara (la prima nel 1958), con il brano “Meglio così”. Un passaggio divertente e divertito dell’artista più poliedrico, camaleontico e un po’ guascone.

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