Un ex interista attacca Rummenigge: "Mi ha rovinato"

"Nel 2001 al Bayern Karl-Heinz mi definì stivale puzzolente e venni messo in disparte nello spogliatoio"

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Fonte: Getty Images

L'avventura italiana di Ciriaco Sforza è durata solo una stagione ma dell'ex centrocampista dell'Inter si ricordano proprio tutti. Più che per le sue prestazioni in campo, infatti, il giocatore divenne celebre grazie al trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo che nel film 'Tre uomini e una gamba' utilizzò la sua maglia a strisce nerazzurre al posto di quella del ben più famoso Ronaldo.

In una intervista a 'Blick’, Sforza ha parlato del proprio passato, prendendosela con un altro ex interista che, con la maglia della 'Beneamata', ha scritto pagine indelebili della storia nerazzurra: Karl-Heinz Rummenigge.

"Mi ha danneggiato per tutta la vita", le sue parole. I fatti cui si riferisce il centrocampista svizzero risalgono al 2001 quando, nello spogliatoio del Bayern, ebbe uno scambio di vedute con l'allora vice presidente del club bavarese: “Una volta Karl-Heinz venne nello spogliatoio del Bayern – racconta –, diede la mano a tutti, anche a me, ma io fui l'unico che non guardò in faccia. Guardava già al giocatore successivo. Gli dissi che in situazioni del genere le persone si guardano negli occhi, gli dissi che io ero stato educato in questo modo”.

La storia però non finì lì: “Poco dopo mi definì pubblicamente "Stinkstiefel" (letteralmente “stivale puzzolente”, si usa per una persona molto lamentosa e scontrosa) e venni messo in disparte. Forse era infastidito dal fatto che lo avessi ripreso davanti a tutti. Mi ha danneggiato per tutta la vita”, ha poi aggiunto Sforza.

Sempre attraverso 'Blick', l'ex giocartore ha voluto mandare anche un messaggio a chi soffre di depressione: “La malattia era un segnale che dovevo cambiare la mia vita. Mi ammalai per un insieme di fattori – spiega –. Il primo anno al Grasshoppers arrivai terzo, ma la società doveva vendere per risanare i debiti. Avrei dovuto tirarmi indietro. Avevo paura. Paura del fallimento, della vita. Avevo paura di morire di infarto per via della pressione". Fortunatamente, però, ne è uscito: “Andai dallo psicologo e parlai, parlai, parlai. Non è una debolezza andarci. Non ho mai preso antidepressivi. Per me era importante riuscire a farcela senza. Oggi sono un uomo più forte”.

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