La prima intervista italiana di Yellow Days

A soli 19 anni, si candida ad essere uno dei prossimi big della scena inglese, al pari di Mac De Marco e King Krule: ecco a voi Yellow Days.

I teenagers – si sa – incarnano meglio di chiunque altro l’entusiasmo e la voglia di creare, ma nell’epoca di Instagram, Facebook e YouTube, trovare un talento che s’impegna così tanto per raggiungere il successo è un piacere per le orecchie (in tutti i sensi). Il diciannovenne Yellow Days non è uno di quelli diventato famoso per aver caricato quattro video su YouTube anzi, George Van Den Broek (questo il suo vero nome) a soli sedici anni aveva già messo la sua firma su un bel contratto con la Good Years, etichetta che ha infatti pubblicato il suo primo EP: Harmless Melody.

Ciò che stupisce maggiormente di George è l’avere di fronte a sé un grande bluesman a tutti gli effetti che – nonostante il suo aspetto – sembra uscito dal passato, e anche la sua straordinaria cultura musicale. Sin dal primo e già citato EP, è possibile notare un particolare uso degli strumenti, voce compresa: non verniciata, cruda e reale. E poi c’è la sua musica, riflessiva, priva di una regolare struttura e con un indulgente suono lo-fi.

Ma è stato l’anno scorso, nel 2017, che il giovane musicista inglese ha mostrato tutta la propria maturità musicale. È l’anno in cui è uscito il suo primo album “Is Everything Ok in Your World?”, e da quel punto non ci sono stati più dubbi: quello che abbiamo davanti è un vero e proprio genio. Dall’uso del synth a quello dell’ottone, passando per le sonorità blues ed elettro, è impossibile non rimanere rapiti nella magica tela che Yellow Days sembra aver tessuto per noi. I suoi mentori? Etta James, Ray Charles, Helen Smith, Nina Simone, ma anche Mac De Marco e King Krule.

“Mi sono preso un paio di giorni di riposo e sono a casa ad Haslemere”, ci racconta dopo aver risposto al telefono. E chi l’avrebbe mai immaginato che questa cittadina inglese – che conta poco più di 10mila abitanti – avrebbe sfornare una perla come Yellow Days. Meno male che è accaduto.

yellow days live

Parliamo dell’album, “Is Everything Okay in Your World?“, che è davvero figo: per quanto tempo ci hai lavorato?

Ho lavorato un paio di anni a questo album, ma quando ho iniziato non sapevo con precisione cosa sarebbe diventato e che tipo di forma e di release avrebbe avuto “Is Everything Okay in Your World?”. E sì, hai detto bene: è davvero figo. (ride)

Di solito produci molta musica?

Oh sì, scrivo davvero tanto. Sono sempre a lavoro su pezzi nuovi.

Nel disco c’è anche una spettacolare collaborazione con Rejjie Snow, sono curioso di sapere come è nata.

 Sono un suo fan e lo seguo da quando avevo 17 anni, è davvero un sogno che si è avverato. Ho avuto la fortuna di aprire le sue date di Brighton e Londra, da lì siamo rimasti in contatto e gli ho detto: “adoro le tue canzoni e mi piacerebbe che portassi un po’ di hip-hop su un mio pezzo”. Ecco come è nata questa collaborazione.

In futuro, invece, con chi ti piacerebbe collaborare? Magari qualche artista italiano…

Artisti italiani non saprei, magari qualcuno di Napoli. (ride) Nel mondo ci sono un sacco di artisti, soprattutto hip-hop, con cui vorrei collaborare.

Vieni da Haslemere, una città di diecimila abitanti nel sud dell’Inghilterra, lontana da qualsiasi grande città. Prendi ispirazione – in qualche modo – dall’isolamento o dalla solitudine?

Oh sì, decisamente!  In una piccola città come Haslemere hai tanto tempo per pensare, molti spazi vuoti in cui ti puoi perdere e questo è senza dubbio una fonte di ispirazione per me.

Infatti, anche leggendo i tuoi testi, sembri trovare più stimolo dalle emozioni tristi che da quelli felici: è così?

Per me la musica è una sorta di processo catartico tutto basato sul celebrare le mie emozioni e in questo senso amo più quelle negative, le trovo più interessanti.

Non mi piacciono le categorie, ma quando le persone ti chiedono che tipo di musica fai, qual è la tua risposta? 

Neanche io le amo molto, ma direi che la mia musica si avvicina in parte al soul, al jazz e per alcuni aspetti al blues: c’è qualcosa di Ray Charles, qualcosa di Howlin’ Wolf e qualcosa di Etta James.

A proposito, ho visto una playlist che hai creato su Spotify intitolata “Real feels, the sad volume”, dove appunto molti dei nomi che hai citato (Etta James, Ray Charles, Helen Smith, Nina Simone) convivono amabilmente: possiamo definirle le tue influenze?

Sì, sicuramente Ray Charles è una delle mie influenze principali, come anche gli altri nomi che hai citato. In realtà – poi – sono molto influenzato anche da cantautori moderni, come ad esempio Mac De Marco, King Krule e tutti questi nomi che seguo fin da quando ero ragazzino.

Ti piace la definizione di “Teenage Blues”? 

Sì, la trovo appropriata.

Rimanendo in tema di colori: perché i giorni sono gialli? (Yellow Days, nda.)

Il giallo è il colore migliore per descrivere i miei giorni, riproduce bene quest’idea dei momenti caldi in cui ti senti molto confuso e le emozioni sono contrastanti. E’ un po’ lo stesso senso di smarrimento che provano i teenagers nei confronti della vita, è come se ci fosse una sorta di coltre di nebbia gialla che ti fa vedere il mondo attraverso un filtro.

Ti sei mai chiesto chi sia il tuo pubblico?

Penso che la gran parte sia tipo gente che pensa continuamente al senso della propria vita e che si deprime mentre guarda il cielo, che alla fine un po’ quello che faccio io ogni giorno quando compongo i miei pezzi. Adoro le persone che si sentono così, è una sorta di depressione del 20esimo secolo.

In Italia ci sei mai stato?

Sì, sono stato in vacanza quando ero più piccolo.

Dove?

Sono stato a Venezia e anche a Milano, dove tra l’altro tornerò presto in tour.

Ecco – appunto – parliamo del tour: ad ottobre partirai per una lunga serie di live prima in Europa, poi nel Regno Unito e infine negli Stati Uniti. Cosa stai preparando?

Sto preparando la valigia. (ride) Sarà un viaggio davvero lungo, sarò accompagnato dalla mia inseparabile band e che dire, ci vediamo in giro!

E noi saremo sicuramente a Milano, il prossimo 19 ottobre

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