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Due chiacchiere con Federico Gardenghi, dj più giovane al mondo

Abbiamo intervistato Federico Gardenghi, il dj italiano che ad appena 13 anni è una delle promesse del clubbing a livello internazionale

Anche i più scettici troveranno curioso leggere che Bob Sinclair, famosissimo dj e producer francese, sia nato esattamente lo stesso giorno di Federico Gardenghi, il dj (italiano) più giovane al mondo. E – sarà ancor più insolito – sapere che tra i due corrono esattamente 35 anni: dal 10 maggio 1969 al 10 maggio 2004. Federico ha infatti appena 13 anni, vive a Rho con i genitori e la sorella minore Sofia (peraltro incredibile ginnasta, reduce dai Campionati Nazionali) e rappresenta oggi una delle più interessanti promesse del clubbing a livello internazionale. Per via della sua età, Federico non può esibirsi oltre la mezzanotte, ma chi vuole vederlo è ormai disposto anche a cambiare le proprie abitudini, come è successo ad alcune recenti date in Spagna: “Prima ero costretto a suonare nei locali mezzi vuoti dato che gli spagnoli arrivano alle tre, ma l’ultima volta alle dieci e mezza il locale era già completamente sold out: erano venuti prima apposta per vedermi”, racconta orgoglioso.

Federico Gardenghi

Federico ha iniziato a familiarizzare con la sua prima console quando aveva solo 4 anni; l’ha chiesta in regalo al papà Davide al posto delle più convenzionali scarpe da calcio e da allora l’amore per la musica lo ha portato molto lontano, nonostante la sua giovane età. Quasi ogni week-end – tra una settimana scolastica e l’altra – Federico è in giro per l’Europa, incasellando una serie di date in tutti i più importanti club. “Viaggiando tanto ed essendo un grande appassionato di cucina, provo tantissimi cibi diversi: mi diverto un sacco”, racconta. Eppure, quello che all’inizio è nato come un gioco, si sta trasformando oggi in una carriera vera e propria, da conciliare com’è ovvio che sia con tutti gli impegni scolastici che ha un ragazzo della sua età.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui e ci siamo fatti raccontare come ci si sente ad essere “il dj più giovane al mondo”, definizione che – a volte – gli sta un po’ stretta.

Federico, quanti aerei hai preso nell’ultimo anno?

Cinquantadue, ma non credo riuscirò ad arrivare a sessanta prima della fine dell’anno.

Beh, sicuramente più del sottoscritto. Torniamo un po’ indietro: quand’è che hai iniziato?

L’origine della passione per la musica è strettamente legata all’altra mia grande passione, quella per i treni. È successo tutto per caso, perché un giorno dentro la cabina di un treno (non ne avevo mai vista una prima) c’era una console per dj. Non so perché, ma questa figura del dj mi ha da subito affascinato: ho iniziato a documentarmi, andare su YouTube a guardare i video in inglese dei quali non capivo niente, guardavo soltanto i gesti. È nato tutto per caso, senza questa casualità non avrei mai scoperto questa passione.

Quindi all’inizio sei stato più attratto dall’aspetto estetico piuttosto che da quello sonoro?

Più che dall’estetica sono stato attratto proprio dalla figura del dj, di come un uomo da solo potesse portare avanti una festa, creare tutto ciò soltanto con due lettori e un mixer: era una figura che mi affascinava veramente.

È vero che a 8 anni hai condiviso il palco con Carl Cox, uno dei mostri sacri della techno di tutti i tempi?

Anche questo è stato un incontro molto casuale; quell’anno eravamo andati in vacanza a Ibiza, che per me è come andare a Gardaland: ovunque ti giri c’è un mixer. Casualità ha voluto che avessimo l’albergo davanti al lido che ospitava Carl Cox e un giorno, mentre ero in spiaggia a leggere dei giornalini, il proprietario di questo locale ha iniziato a farmi delle domande e mi ha detto: “prendi la tua strumentazione e vieni qui domani alle cinque”. Mi sono trovato lì Carl che aveva sentito parlare di me e voleva assolutamente sentirmi suonare.

Federico Gardenghi

Come definiresti il tuo genere di musica?

Il mio genere di musica è oggi la techno, un genere che però ho scoperto successivamente. È successo che per un evento mi abbiano chiesto di suonare un genere diverso da quello che proponevo io all’epoca, più orientato verso la trance di Armin Van Buuren: non di certo la musica che puoi suonare a un aperitivo o sulla spiaggia. Questo nuovo genere mi è piaciuto sin dal primo momento anche perché, a differenza della trance, la techno puoi andare avanti ad ascoltarla anche per ore. Per la nonna Carla è sempre “uè, quest chi l’è il frastuono del Federico”.

Quando il lunedì mattina vi trovate tra compagni di scuola e tutti parlano della partita di calcio in qualche paese vicino, piuttosto che della domenica a sciare, che effetto ti fa raccontare di essere andato – che so – in Germania per una data?

In realtà la mia è una classe un po’ particolare perché molti dei miei compagni sono fortissimi a calcio e due a nuoto, per cui anche loro sono sempre in giro ogni week end. Più che altro ho scoperto che molti di loro sanno ovunque vada grazie a Instagram, perché pubblico le stories e guardandole capiscono subito dove mi trovo.

Come fruitore di musica, che piattaforme usi?

Uso YouTube, Beatport per scaricare la mia musica e anche Spotify, perché non ascolto solo techno.

Sai cosa sono i cd?

Io ho iniziato con i cd, a dire il vero. I primi eventi che ho fatto utilizzavo solo i cd e non conoscevo tutte le analisi che puoi fare adesso con Rekordbox, segnando i BPM per essere sincronizzato.
Tasto destro su iTunes, masterizza e via. Però devo dire che passare da avere trenta milioni di cd a solo due chiavette è un grandissimo progresso dal punto di vista tecnologico.

Ti piace la musica che ascoltano i tuoi coetanei?

Sì! So che molti mi odieranno, ma il genere Big Room un po’ lo ascolto anche io. Mi piace per esempio quello che fa Lost Frequencies, che è anche un ragazzo simpaticissimo, l’ho conosciuto ad Amsterdam.

La trap?

Mmm, la trap non tanto, la ascolto solo quando sono fuori con gli amici.

Un’artista italiano che ascolti?

Mi piacciono moltissimo i “Tale Of Us”.

Però siamo sempre sullo stesso genere. Qualcuno che faccia musica un po’ diversa?

Mark & Kremont sono molto bravi a produrre. Sono anche i produttori di moltissimi cantanti italiani, ad esempio Rovazzi.

Arriviamo alla domanda delle domande: come fai a conciliare l’impegno scolastico con la tua carriera?

Oggi mediamente prendo un aereo ogni due week end e molti pensano alla mia settimana come molto frenetica. Io – come del resto ogni alunno – non vedo l’ora che sia venerdì per andare in giro a fare i miei eventi, ma riesco bene a conciliarli con gli impegni scolastici, ho una vita abbastanza normale. Quando parto non sto mai fuori più di 48 ore e non ho problemi particolari con il jet leg: con un buono schema e con una buona organizzazione riesco a fare tutto.

E gli insegnanti che dicono?

Gli insegnanti mi supportano tantissimo e mi sopportano anche tantissimo (ride).

Federico Gardenghi

C’è stata una volta che hai pensato “ma chi me l’ha fatto fare?”

No. È capitato qualche volta che per colpa di una cavolata a scuola mi abbiano cancellato una data e sono rimasto molto male per questo. Se non mi fosse piaciuta questa vita, non l’avrei neanche iniziata.

Anche se non leggi i giornali quotidianamente, sarai a conoscenza dei fatti di cronaca che nel 2015 hanno portato alla chiusura del Cocoricò, uno dei locali storici della riviera. Che idea hai di chi va in discoteca per sballarsi?

Dico soltanto che se lo vogliono fare, lo facciano fuori dai locali, in un punto in cui non danno fastidio a quelli che vogliono divertirsi veramente. Uno che ha portato una rivoluzione in questo senso è stato Yann Pissenem, il proprietario dell’Ushuaia: faceva suonare i grossi nomi prima di mezzanotte, dimostrando che non è così necessario andare avanti a suonare (e a sballarsi) tutta la notte fino all’alba.

Vorrei provare ad andare un po’ oltre e a fare una riflessione: quanto pensi che le persone si interessino a te per la curiosità di aver di fronte a loro “il dj più giovane del mondo” e quanto perché sei Federico Gardenghi?

Sicuramente la curiosità c’è, perché vedere un bambino di 13 anni alla console è comunque strano; però adesso che sto crescendo non sono più il piccolo dj e basta. Ho spopolato molto con la storia del “dj più giovane al mondo”, adesso però devo crescere, non posso rimanere allo stesso livello. Per il 2018 infatti stiamo già preparando degli show molto studiati per dare una bella sensazione e raggiungere un bel risultato: sto cercando di dare il meglio soprattutto dal punto di vista tecnico, i cambiamenti sono velocissimi e devo sempre rimanere aggiornato. Dopotutto io faccio quello che fanno anche gli altri dj, però essendo più piccolo ho più rilievo. Ma se lo faccio al livello di tutti gli altri, divento uno dei tanti. Invece, mi piacerebbe proprio fare la differenza.

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