Ecco dove si trova oggi la pecora Dolly

Dove si trova oggi la pecora Dolly? Ecco che fine ha fatto l'animale divenuto simbolo della clonazione

Fonte: Twitter

Che fine ha fatto la pecora Dolly? Oltre vent’anni fa nasceva il primo mammifero creato grazie ad un’innovativa tecnica di clonazione, utilizzando le cellule della ghiandola mammaria di un adulto. Era il 5 luglio 1996 e all’epoca la nascita della pecora Dolly divise il mondo, aprendo nuovi scenari alla scienza. Poco tempo prima gli scienziati Ian Wilmut e Alan Trounson erano partiti per un’escursione fra le colline di Edimburgo, in Scozia. Durante la passeggiata Wilmut svelò di essere riuscito a far nascere in laboratorio un agnello, utilizzando la clonazione.

“Diamine, ero sbalordito – ricorda ancora oggi Trounson -. Da allora tutto cambiò”. Quando il mondo scoprì della pecora Dolly si iniziò a parlare di clonazione umana e della possibilità non solo di sconfiggere le malattie, ma anche di riportare in vita le persone amate. Un futuro fantascientifico si aprì davanti agli occhi di milioni di persone, dividendo l’opinione pubblica fra chi reputava Dolly un miracolo e una grande opportunità e chi invece la considerava un abominio e una sfida alle leggi della natura.

“Non avevamo deciso di clonare cellule adulte, ma solo di lavorare idealmente con cellule staminali embrionali o cose del genere –
ha raccontato Wilmut, il papà della pecora Dolly -. Avere successo con le cellule adulte è stato un bonus inatteso e di grande valore. “L’obiettivo iniziale della ricerca di utilizzare il sistema di produzione di latte di un animale come una sorta di fabbrica per ottenere proteine utili al trattamento di malattie umane. Ma l’interesse per questa idea è diminuito con la produzione sempre più massiccia di sostanze chimiche di sintesi a basso costo”.

Il team di studiosi che diede vita all’ovino decise di chiamarlo così in onore della cantante americana Dolly Parton. “Non era nostra intenzione essere irrispettosi verso la signora in questione o le donne in generale – ha ricordato Wilmut, spiegando di aver scelto quel nome per “umanizzare” il progetto -. La scienza e la sua presentazione a volte possono sembrare terribilmente serie. Penso che sia stato un bene per noi: ci ha fatto apparire umani”.

Dolly morì il 14 febbraio 2003 a causa di una grave infezione ai polmoni. Aveva solamente sei anni, in seguito venne imbalsamata e oggi è custodita in un museo di Edimburgo, lì dove ha vissuto per tutta la sua vita.

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