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La fesa non è una parte del tacchino: cosa c'è davvero nella fesa?

Sai cos'è davvero la fesa di tacchino? Ti stupirà scoprire che non è un pezzo dell'animale né tantomeno la stessa cosa del petto.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

La fesa di tacchino è spesso considerata una scelta salutare per chi cerca opzioni alimentari più leggere. Tuttavia, è importante chiarire che il termine “fesa” non si riferisce esclusivamente al tacchino, ma nasconde una serie di informazioni interessanti che vale la pena esplorare. La più interessante è che non si tratta di un taglio di carne! Andiamo dunque a scoprire qual è la vera natura della fesa, la sua origine e come si differenzia dal “petto di tacchino”.

Che cos’è davvero la fesa?

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Con il termine “fesa” ci si riferisce a un particolare taglio di carne. Questo taglio, però (sorprendentemente) non proviene dal tacchino come potrebbe suggerire il nome che ormai utilizziamo tutti comunemente. In realtà, la fesa è originaria dalla coscia del bovino ed è disponibile sia come carne fresca che come salume. Detta anche “scannello” o “noce”, viene utilizzata sia per il suo consumo come carne fresca che per produrre salumi come la bresaola.

La sua caratteristica distintiva è la sottile marezzatura che la rende estremamente magra. Tuttavia, nonostante le sue origini bovine, il termine “fesa di tacchino” è diventato comune nel linguaggio culinario, creando confusione sul suo reale significato. Forse vorrà dire che la fesa arriva da un taglio di tacchino simile a quello bovino? Oppure c’è altro dietro?

La fesa di tacchino: che cos’è in realtà

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la fesa di tacchino – contrariamente a quella di bovino – non è un taglio di carne fresca, ma è il risultato di un complesso processo di trasformazione.

Per produrla, vengono utilizzati generalmente i muscoli di un altro taglio, quello del petto del tacchino, che vengono disossati, ripuliti, e successivamente ammorbiditi e conditi con una miscela di sale e spezie.

La carne viene poi cotta lentamente in forno a una temperatura controllata per diverse ore. Una volta cotta, la fesa di tacchino può essere affumicata o sottoposta ad altri trattamenti come il caramellamento. Questo processo rende la fesa di tacchino un alimento più complesso rispetto alla sua controparte bovina, con contenuti leggermente più alti di sale e zuccheri. In pratica, è un alimento trasformato, non un semplice taglio cotto e aromatizzato.

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La fesa di tacchino non è il petto di tacchino

A provocare tutta questa confusione è la denominazione commerciale che si è ormai diffusa in maniera incredibile in tutta Italia.

Nonostante il nome “fesa di tacchino“, questo prodotto non corrisponde al 100% al petto di tacchino come in tanti credono.

Il motivo è presto detto: il petto di tacchino è un taglio di carne fresca, mentre la fesa di tacchino è il risultato di un processo di lavorazione complesso come descritto in precedenza. È importante distinguere tra i due per evitare equivoci nella preparazione e nel consumo.

Possiamo concludere dicendo che la fesa di tacchino è un alimento dal nome fuorviante che nasconde una storia e un processo di produzione interessanti. La “vera” fesa – ve lo ricordiamo – non ha nulla a che fare con il tacchino ma viene dalla coscia del bovino.

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