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Che differenza c è tra i verbi transitivi e intransitivi

Qual è la differenza tra verbi transitivi e verbi intransitivi? E come li utilizziamo all'interno del parlare quotidiano?

Fonte: Pixabay

Tra i verbi transitivi e intransitivi c’è una differenza che concerne la loro relazione con gli altri elementi basilari della proposizione, ossia col soggetto e col complemento diretto. Si parla, a questo proposito, di “funzione grammaticale” per indicare il ruolo reciproco degli specifici componenti nel contesto della frase, con riferimento al loro significato lessicale. Sintatticamente tale differenza si concreta nell’attitudine o meno a sostenere un complemento oggetto esterno, ovvero il fattore della funzione grammaticale che indica l’essere vivente, o la cosa, su cui si ripercuote l’attività del soggetto. Come si ricorderà dai tempi della scuola , si suole insegnare che il complemento oggetto si identifica mediante la risposta ai quesiti “chi” e “che cosa”, che si fanno seguire al verbo.

Per i verbi intransitivi, a differenza che per i transitivi, non c’è altro referente, tra gli elementi della frase, che il soggetto. Essi non supportano il complemento oggetto. Alcuni possono, eccezionalmente, reggere un complemento oggetto interno. Questo è un’unità espressiva con significato analogo al verbo e, talvolta, anche con la medesima etimologia. Esempi di verbi transitivi sono acquistare, descrivere, rompere e via dicendo, mentre correre e cadere lo sono di intransitivi dal momento che, per così dire, si esauriscono in se stessi. Essi, non necessitando di un complemento diretto , possono al più essere integrati da complementi indiretti (es. moto a luogo).

Tra i rari casi in cui verbi intransitivi possono comportarsi come se tali non fossero, tollerando un complemento oggetto interno, si possono citare piangere e vivere. Nelle locuzioni “piangere lacrime” e “vivere una vita” si evidenziano identità di significato e di radice etimologica tra verbo e complemento. Giova evidenziare che i casi di cui si è appena detto, costituendo eccezioni alla regola, non incidono in alcun modo sulla differenza che c’è tra i verbi transitivi e intransitivi e non modificano la natura dei secondi. La deroga, parziale e limitata ad espressioni particolari, non ne autorizza infatti la classificazione tra i primi.

Mentre alcuni verbi transitivi necessitano di un complemento diretto esplicito (es. descrivo che cosa?), altri possono sottintenderlo tacitamente: è il caso di “scrivere” in una locuzione del tipo “ti scrivo” (una lettera, un messaggio ecc.).
Corollario della differenza che c’è nella lingua italiana tra i due tipi di verbi è che solo i transitivi, e mai gli intransitivi, si possono volgere nelle forme passiva e riflessiva. E’ possibile dire “sono lavato” o “mi lavo” perché lavare è transitivo mentre non si può dire “sono corso”, né “mi corro”, in quanto correre è intransitivo.

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