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Una donnola ha mandato in tilt il Cern di Ginevra

Una donnola al Cern manda in tilt i sistemi di distribuzione di elettricità ai trasformatori: il piccolo mammifero ha mordicchiato alcuni cavi di alimentazione

Fonte: flickr

È stata una donnola a mandare in tilt il Cern di Ginevra. Un normalissimo roditore ha creato non pochi problemi alla più grande struttura del mondo per la ricerca nel campo della fisica delle particelle. La notizia è stata comunicata dalla radio americana NPR che ha spiegato come il piccolo animale abbia rosicchiato alcuni cavi che alimentano alcune macchine del Cern, restando folgorato e mandando in crisi l’acceleratore di particelle. I danni riguardano soprattutto i trasformatori e le loro connessioni.

Un vero e proprio sabotaggio di una donnola al Cern, quindi. Il povero mammifero non è sopravvissuto, ma il danno provocato al centro Europeo di ricerca nucleare ritarderà di alcuni giorni o, più probabilmente, di qualche settimana, i nuovi esperimenti che erano in programma con l’LHC. I tecnici sono infatti già al lavoro per ripristinare tutti i sistemi che sono stati messi fuori uso a causa di questo incidente. Si prevede che entro la metà di maggio il guasto venga riparato e poi si dovrà attendere il via libera per far ripartire la complessa macchina.

Il Large Hadron Collider è un acceleratore di particelle: in pratica si tratta di un anello sotterraneo della lunghezza di 27 chilometri di circonferenza situato al confine tra la Svizzera e la Francia. La macchina è molto complessa ed è composta da dei magneti superconduttori particolarmente potenti. Tra il 2013 ed il 2015 è stata aggiornata e la sua potenza è stata addirittura raddoppiata. Ciò che sorprende è il fatto che uno dei sistemi di sicurezza più controllati e sofisticati al mondo sia stato, di fatto, violato da una donnola. Esiste però un precedente datato 2009.

Pare infatti che in quell’anno un uccello (di cui però non si ritrovò mai il corpo) provocò un problema simile, sebbene di minor gravità. L’episodio della donnola al Cern, però, è stato già archiviato e ora si pensa a sistemare ogni attrezzatura per ripartire con le ricerche. Già nel 2012 l’LHC ha permesso di verificare la teoria dell’esistenza del Bosone di Higgs, teorizzata dal 1964 e che per la fisica è fondamentale per conferire massa agli elementi. Con i nuovi esperimenti in programma al Cern si vuole trovare delle nuove particelle come i pentaquark, i gravitroni e altre microparticelle che permettono l’esistenza della materia oscura. Il tutto, naturalmente, se non interverranno altre donnole a mordicchiare altri cavi elettrici dell’acceleratore di particelle.

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