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I videogiochi e il loro uso eccessivo da parte dei ragazzi

Come i videogiochi influiscono sulla psicologia dei videogiocatori, soprattutto dei ragazzi: ecco perché è importante usare i videogiochi con moderazione durante il periodo adolescenziale

Fonte: pixabay

Dal commodore 64 all’XBox 360, le consolle per videogiochi hanno da sempre accompagnato i pomeriggi di svago degli amanti dei videogiochi. Il videogame è un gioco al computer che – tramite apposite periferiche (tastiera, joystick, joypad …) – permette di interagire con le immagini nello schermo. Si può giocare da soli o in competizione con altri giocatori sia presenti che in remoto tramite connessione internet (giochi di ruolo).

I videogiochi sono strumenti ludici e talvolta pedagogici e, come qualsiasi gioco, sviluppano capacità cognitive, reattive e di logica purché si scelgano giochi che stimolino tali capacità e che non si esageri con le ore che si trascorrono davanti lo schermo. Un overdose di videogiochi può provocare, in realtà, delle vere e proprie patologie e creare una forma di dipendenza che è paragonabile a tutte le altre (alcol, droghe, giochi, sesso).

La dipendenza dai videogiochi

Diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che i giochi violenti nei quali si simulano sparatorie, corse ad alta velocità, atti violenti sono potenzialmente dannosi per la psiche dei giovani, provocando aggressività e comportamenti intolleranti.

Un “abuso” di videogiochi tende a creare una dipendenza e a plagiare la mente dei videogiocatori rendendoli insensibili alla realtà e spesso incapaci di distinguere la realtà dal gioco, causando una sorta di alienazione dal mondo circostante che può sfociare o in un totale isolamento dell’individuo o, al contrario, in una trasposizione del gioco nella realtà con atti inconsulti.

I ragazzi e i videogiochi

Esiste una classificazione dei videogiochi attraverso la quale è possibile capire se un videogioco è adatto ai ragazzi. La classificazione del sistema PEGI è adottata a livello europeo e indica in modo attendibile se un gioco è idoneo ai diversi gruppi di età a cui è destinato. I simboli PEGI sono riportati sulle confezioni e contrassegnano i prodotti per fasce di età (3 – 7- 12 – 16 – 18 anni) e specificando i contenuti o se si tratta di un gioco online.

La psicologia dei videogiochi

Chi produce videogiochi, in realtà deve conoscere bene le dinamiche del gioco, le preferenze degli utenti e la psicologia del videogiocatore. Il videogioco, spesso, non è solo un passatempo ma un vero e proprio linguaggio, un metodo cognitivo o anche una forma di “allenamento” per adulti e sportivi.

Esistono tre teorie psicologiche sugli effetti positivi del videogioco se utilizzato nel modo appropriato e considerando il fatto che le nuove generazioni siano “native digitali”.

La General arousal theory, secondo la quale i ragazzi provano interesse verso argomenti che incontrano il loro gradimento. La Social learning theory, secondo la quale il videogioco è una forma di attività sociale che spinge all’apprendimento. La Catarsis theory, in base alla quale i ragazzi, attraverso determinati situazioni e stimoli del videogioco, fanno un’esperienza di purificazione. Ovviamente, tutto questo è valido se si rimane entro i limiti di una normale e sana fruizione del videogioco.

I sintomi della dipendenza

L’uso eccessivo dei videogiochi di qualsiasi tipo instaura i meccanismi contrari a quelli sopracitati, per cui si smette di socializzare, di apprendere e di crescere per evolvere verso delle vere e proprie psicopatologie e la dipendenza.

È bene sottolineare che vi sono anche soggetti con personalità particolarmente predisposte a tale evoluzione. Si parla di dipendenza – videogame addiction – quando la persona instaura un rapporto di subordinazione con l’oggetto che scaturisce un apparente senso di benessere e che lo spinge a dedicare molto tempo ed energie al videogioco compromettendo le altre sfere relazionali (scuola, genitori, amici).

Come tutte le dipendenze, anche quella da videogioco provoca un progressivo aumento delle “dosi” di tempo dedicate al gioco e delle crisi di astinenza in caso di assenza di questo con veri e propri sintomi psico-fisici, quali l’irrequietezza, la difficoltà di concentrazione, l’irascibilità, disturbi del sonno e dell’umore.

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