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El Niño, allarme NOAA: entro fine 2026 potrebbe arrivare l’evento più estremo mai registrato, effetti fino al 2027

Caldo anomalo nel Pacifico, piogge che cambiano e rischi di siccità: El Niño potrebbe influenzare il clima globale fino al 2027. E non solo.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Dagli Stati Uniti arriva un allarme climatico che riaccende l’attenzione su El Niño. Secondo la NOAA, entro la fine del 2026 il fenomeno potrebbe raggiungere un’intensità mai registrata in epoca moderna, con conseguenze destinate a protrarsi nel 2027. Uno scenario che non può far altro che scatenare la preoccupazione di meteorologi e climatologi, mentre le previsioni vengono aggiornate settimana dopo settimana. Ma quanto è davvero concreto il rischio e che cosa potrebbe cambiare per il pianeta?

El Niño, la NOAA avverte: quanto è probabile un evento da record entro la fine del 2026

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Il segnale arriva dall’Oceano Pacifico tropicale. Nel bollettino dell’8 ottobre, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha spiegato che El Niño continua a rafforzarsi: le temperature superficiali del mare risultano insolitamente elevate e anche la circolazione atmosferica mostra i segni di un fenomeno ormai consolidato.

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La previsione più impressionante riguarda il trimestre ottobre-dicembre 2026: secondo il Centro di previsione climatica statunitense, esiste una probabilità dell’83% che l’intensità superi quella degli eventi precedenti dal 1950, in base a uno specifico indice climatico. Non significa, però, che il record sia già stato battuto, né che ogni singola regione del mondo vivrà condizioni meteorologiche senza precedenti.

Gli esperti stimano inoltre che El Niño possa restare forte o molto forte durante l’inverno, fino ai primi mesi del 2027. Ecco perché l’attenzione non è rivolta soltanto alle prossime settimane, ma anche alla stagione successiva.

Il Pacifico si scalda: che cosa sta succedendo davvero

El Niño è una fase naturale dell’oscillazione climatica ENSO, che si ripresenta generalmente ogni due-sette anni. Si manifesta quando le acque del Pacifico equatoriale centrale e orientale diventano più calde della media, alterando venti, nuvole e precipitazioni anche molto lontano dall’oceano.

I numeri aiutano a capire la portata dell’anomalia. A settembre, secondo la NOAA, l’indice Niño-3.4 aveva raggiunto +2,1 °C, mentre in alcune zone del Pacifico orientale si registravano scarti superiori a 4 °C. Un aggiornamento dell’International Research Institute della Columbia University ha poi segnalato, a metà ottobre, valori settimanali ancora più elevati nell’area Niño-3.4.

Effetti fino al 2027: siccità, alluvioni e il rischio di altro caldo

Che cosa potrebbe succedere, quindi, tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027? Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, un El Niño particolarmente intenso può essere in grado di modificare le piogge in vaste regioni del pianeta, aumentando il rischio di siccità, inondazioni e ondate di calore. In alcune aree del Pacifico occidentale e dell’Asia le precipitazioni possono diminuire; altrove, soprattutto lungo alcune fasce delle Americhe, possono aumentare.

A essere esposti non sono soltanto paesaggi e città: condizioni così anomale possono mettere sotto pressione l’agricoltura, le riserve d’acqua, la salute pubblica e le infrastrutture. Il fenomeno può contribuire a innalzare temporaneamente la temperatura media globale, sommando i suoi effetti al riscaldamento climatico di lungo periodo causato dalle emissioni umane. Per questo diversi ricercatori guardano al 2027 come a un possibile anno di temperature eccezionali. Non è tuttavia già scritto da nessuna parte che si tratterà del più caldo della storia.

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