Nel Pacifico equatoriale sta crescendo un fenomeno che potrebbe diventare uno dei grandi protagonisti climatici dei prossimi mesi. El Niño si sta rafforzando e le nuove proiezioni descrivono uno scenario potenzialmente eccezionale, tanto da far tornare in voga l’espressione “mostro del clima”. Gli occhi degli esperti sono puntati soprattutto sul periodo da qui a ottobre: cosa potrebbe succedere se il riscaldamento dell’oceano dovesse continuare ai ritmi previsti?
- El Niño si rafforza: cosa può succedere entro ottobre
- Cosa potrebbe provocare un “super El Niño”
- Siccità, alluvioni e caldo: cosa potrebbe succedere anche in Europa
El Niño si rafforza: cosa può succedere entro ottobre
Il segnale arriva dal Pacifico, dove si sta accumulando una quantità di calore tale da attirare l’attenzione di climatologi e agenzie meteorologiche internazionali. Secondo le previsioni, infatti, El Niño potrebbe entrare nella ristretta categoria degli episodi più intensi dell’epoca moderna, con possibili ripercussioni sulla circolazione atmosferica globale.
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Il dato da tenere d’occhio riguarda proprio i prossimi mesi: nel trimestre agosto-ottobre 2026, l’anomalia media della temperatura superficiale del Pacifico equatoriale è prevista intorno a +2,9 °C. Alcune simulazioni più estreme ipotizzano però valori vicini o addirittura superiori ai 4 °C sopra la norma nel Pacifico centrale.
È in situazioni di questo tipo che si parla comunemente di “super El Niño”, cioè di una manifestazione particolarmente intensa del riscaldamento anomalo delle acque oceaniche equatoriali. Non significa automaticamente che lo scenario peggiore si realizzerà, ma la quantità di energia accumulata nell’oceano rende questa evoluzione particolarmente osservata. Un ulteriore rafforzamento, inoltre, potrebbe verificarsi anche verso novembre.
Cosa potrebbe provocare un “super El Niño”
Per capire perché un El Niño eccezionale faccia discutere basta guardare al passato. La fonte ricorda l’episodio del 1877-1878, ricostruito attraverso dati storici e indicatori climatici: in quel periodo enormi siccità interessarono contemporaneamente India, Cina, Brasile e Africa, con conseguenze drammatiche per raccolti e disponibilità alimentare.
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Oggi, naturalmente, un evento altrettanto intenso non produrrebbe automaticamente le stesse conseguenze. Satelliti, boe oceaniche, modelli climatici e sistemi di allerta permettono di prevedere El Niño con mesi di anticipo e di preparare interventi, riserve e strategie agricole.
I rischi, però, restano. Le anomalie nelle precipitazioni possono interessare contemporaneamente grandi regioni agricole: siccità prolungate potrebbero ridurre la produzione di cereali e altre materie prime, favorendo aumenti dei prezzi, mentre altrove potrebbero verificarsi piogge torrenziali, alluvioni e frane.
Siccità, alluvioni e caldo: cosa potrebbe succedere anche in Europa
Le proiezioni riportate indicano un maggiore rischio di condizioni secche in alcune zone di India, Australia, America Centrale, Caraibi e Nord del Sud America. Al contrario, alcune aree del Corno d’Africa, dell’Asia centrale e del Sud America meridionale potrebbero sperimentare precipitazioni superiori alla media.
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In Europa il legame con El Niño è meno diretto. Per il Sud del continente, ovvero quella fascia che comprende anche l’Italia, tuttavia, le previsioni stagionali indicano una maggiore probabilità di temperature sopra la media, accompagnate in alcune fasi anche da precipitazioni più abbondanti. Non è una contraddizione: una stagione può risultare complessivamente molto calda e contemporaneamente concentrare gran parte della pioggia in pochi episodi estremi.
La vera incognita è la combinazione di due fattori: un El Niño in rapido rafforzamento e un pianeta già più caldo rispetto ai grandi episodi del passato.