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El Niño è tornato: l'allarme della WMO su caldo record e fenomeni estremi già dall'estate 2026

El Niño 2026: caldo, eventi estremi e nuove sfide climatiche in vista dell'estate. L’allarme arriva dalla WMO.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

El Niño è tornato e l’attenzione degli esperti è già altissima. Questo fenomeno climatico che abbiamo già imparato a conoscere nelle scorse estati, è tra i più influenti a livello globale, e si prepara a entrare in una nuova fase proprio nei prossimi mesi, con possibili conseguenze già a partire dall’estate 2026. L’allarme arriva dalla WMO, che invita a monitorare con attenzione l’evoluzione del quadro climatico dell’intero pianeta.

Cos’è El Niño e perché preoccupa gli esperti di meteorologia

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. El Niño rappresenta una delle due fasi principali dell’oscillazione climatica ENSO, ed è caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. Questo cambiamento, apparentemente lontano, ha in realtà effetti su scala globale, visto che è in grado di trasformare temperature, piogge e fenomeni meteorologici in diverse aree del pianeta.

Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), le condizioni attuali indicano un’elevata probabilità che El Niño si sviluppi già tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate 2026. I modelli climatici sono infatti sempre più concordi nel prevedere un rafforzamento progressivo del fenomeno nei mesi successivi.

Non si tratta di un evento raro: El Niño si manifesta ciclicamente ogni 2-7 anni, con una durata che può variare dai nove ai dodici mesi. Tuttavia, ciascun episodio è diverso per intensità e impatti, rendendo difficile prevederne con precisione gli effetti. Ed è proprio questa sua estremaa variabilità a rendere il fenomeno particolarmente delicato da monitorare.

Caldo record e fenomeni estremi: gli scenari previsti dagli esperti per l’estate 2026

Per quello che invece riguarda la prossima estate, le previsioni della WMO indicano un quadro (purtroppo) piuttosto chiaro: l’arrivo di El Niño potrebbe contribuire a un aumento generalizzato delle temperature a livello globale, con una probabilità elevata di valori superiori alla media in molte regioni del pianeta. Uno scenario che si inserisce in un contesto già profondamente segnato dal cambiamento climatico e che subirebbe un altro – l’ennesimo – colpo.

Anche perché gli effetti non si limiteranno al caldo. El Niño è spesso associato a una maggiore intensità e frequenza di fenomeni estremi: piogge abbondanti in alcune aree, come il Sud America e parti dell’Asia centrale, e condizioni di siccità in altre, tra cui Australia e Indonesia.

Anche l’attività degli uragani può essere influenzata, con un aumento del loro numero nel Pacifico e una loro possibile riduzione sull’Atlantico. Il dato più rilevante riguarda proprio l’interazione con il riscaldamento globale. Sebbene non vi siano prove che il cambiamento climatico aumenti la frequenza degli eventi di El Niño, è ormai chiaro che ne amplifica gli effetti. Oceani più caldi e un’atmosfera più carica di energia favoriscono infatti eventi meteorologici più intensi e imprevedibili.

Per questo motivo, la WMO sottolinea l’importanza delle previsioni stagionali e della nostra preparazione. Settori come agricoltura, gestione delle risorse idriche ed energia potrebbero essere tra i più esposti, rendendo fondamentale un approccio preventivo.

In un mondo sempre più sensibile agli equilibri climatici, El Niño torna così al centro dell’attenzione globale: non solo come fenomeno naturale ciclico, ma come fattore capace di amplificare le sfide già in corso.

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