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In una biblioteca di Roma spunta la prima poesia mai scritta in inglese: era nascosta da secoli

Un codice copiato a Nonantola e custodito a Roma rivela una traccia preziosa dell’inglese antico e del Medioevo: la prima poesia inglese della storia.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

In una biblioteca di Roma è riemersa una traccia che sembra arrivare da un tempo lontanissimo: la prima poesia mai scritta in inglese. Era nascosta da secoli in un manoscritto medievale, confusa tra pagine latine, silenziosa e quasi invisibile. Una scoperta che trasforma una biblioteca in una macchina del tempo e riapre il viaggio dell’inglese scritto.

Cinque righe in inglese nascoste in mezzo al latino: perché la scoperta è così importante

Non sempre le grandi scoperte fanno rumore. A volte non servono scavi, cripte aperte o tesori scintillanti: basta tornare a guardare un manoscritto già conservato in una biblioteca. È quello che è accaduto alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dove è stata individuata una copia del Caedmon’s Hymn, considerato il più antico poema noto in inglese antico. Il codice risale ai primi decenni del IX secolo, tra l’800 e l’830, ed è oggi ritenuto la terza più antica testimonianza superstite del testo.

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Il dettaglio più sorprendente non è soltanto la presenza della poesia, ma il modo in cui appare nella pagina. Non si trova ai margini, né come appunto aggiunto da un lettore successivo. È invece inserita nel corpo principale di un testo latino: la Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum, la grande opera del Venerabile Beda sulla storia del popolo inglese. Per gli studiosi della lingua, questo è un indizio prezioso: significa che quelle parole in volgare erano considerate abbastanza importanti da stare accanto alla lingua colta dell’Europa medievale.

Beda racconta la vicenda di Caedmon, un lavoratore agricolo dell’abbazia di Whitby, nel North Yorkshire. Secondo la tradizione, Caedmon non sapeva cantare versi durante i banchetti e se ne vergognava. Una notte, però, avrebbe ricevuto in sogno l’ordine di cantare la Creazione. Da lì sarebbe nato un inno di nove versi dedicato a Dio creatore del cielo, della terra e degli uomini. Poche righe, certo. Ma abbastanza per segnare l’ingresso dell’inglese nella letteratura scritta.

Da Nonantola a Roma: il viaggio incredibile del manoscritto

La storia del codice sembra quasi un romanzo medievale. Il manoscritto fu prodotto nell’abbazia benedettina di Nonantola, vicino all’attuale Modena, uno dei grandi centri di copiatura del Medioevo. Da lì iniziò un percorso complicato, fatto di spostamenti, dispersioni, furti e passaggi di mano. Con il declino dell’abbazia, diversi volumi finirono a Roma. Durante l’età napoleonica furono trasferiti per sicurezza nella chiesa di San Bernardo alle Terme, ma il codice venne poi rubato insieme ad altri manoscritti.

Il viaggio del testo proseguì lontano dall’Italia. Il volume passò nella raccolta dell’antiquario inglese Thomas Phillipps, poi in quella del bibliofilo svizzero Martin Bodmer. Nel Novecento arrivò persino a New York, tra le mani del libraio antiquario H.P. Kraus. Solo nel 1972 il Ministero della Cultura italiano lo acquistò e lo riportò alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Da allora è lì: custodito, registrato, ma non ancora pienamente compreso.

A rimettere insieme i pezzi sono stati Elisabetta Magnanti e Mark Faulkner, studiosi del Trinity College Dublin. Magnanti, lavorando sui manoscritti della storia di Beda, si era imbattuta in indicazioni contraddittorie: alcune fonti davano il codice a Roma, altre lo ritenevano perduto. La biblioteca ha confermato la presenza del volume e la digitalizzazione ha fatto il resto. Osservando le immagini, i ricercatori hanno riconosciuto l’inno in inglese antico e la sua collocazione eccezionale dentro il testo latino.

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