Ghiacciaio dell’Apocalisse, scioglimento fa paura: cosa accadrà

Situato in Antartide, il ghiacciaio Thwaites è l’osservato speciale in materia di cambiamenti climatici. E non c’è da stare sereni.

15 Novembre 2023
Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

L’aumento delle temperature, con il conseguente innalzamento del livello dei mari, è un processo divenuto, ormai, una vera e propria emergenza non più trascurabile. Le immagini che arrivano da ogni latitudine, infatti, non fanno che confermare ulteriormente la gravità della situazione. Dagli eventi estremi divenuti comuni anche nelle regioni temperate ai fenomeni sempre più violenti che si abbattono su aree fragili. Affrontare con serietà e impegno il problema deve essere, a questo punto, una questione prioritaria ai tavoli dei potenti se si vuole davvero porvi rimedio. E chissà quando si procederà seriamente a livello globale per arginare i pericoli incombenti.

Ora, arriva un nuovo allarme dal cosiddetto ‘ghiacciaio dell’Apocalisse’, ovvero il ghiacciaio Thwaites in Antartide. Monitorato dalle autorità scientifiche, questo è uno dei ghiacciai più estesi al mondo e proprio per questo le sue condizioni sono oggetto di grande attenzione. Lo scioglimento dell’enorme massa di ghiaccio, infatti, è tra i fattori principali che alimentano i timori relativi all’innalzamento delle acque. Un processo per il quale la prospettiva temporale è ormai molto vicina e nell’ordine di anni.

Come riferisce greenme, il ghiacciaio Thwaites è un osservato speciale alla luce sia delle dimensioni sia della velocità con cui si sta sciogliendo. Basta dire che ha una superficie pari alla Gran Bretagna e che, qualora dovesse liquefarsi completamente, le sue acque causerebbero un innalzamento dei mari di circa 0,6 metri.

Inoltre, inserito in un bacino coronato da altre formazioni ghiacciate, lo scioglimento potrebbe portare con sé anche altre lastre circostanti. A quel punto, se così dovesse essere, gli scienziati stimano un aumento dei mari superiore ai 3 metri. Sarebbe la fine per intere aree costiere. Da qui gli studi proprio sul ‘ghiacciaio dell’Apocalisse’ per capire meglio il suo destino e cosa siamo ancora in tempo a fare per salvarlo e salvare noi stessi dal peggio.

I ghiacciai in Groenlandia si sciolgono più velocemente del previsto

La Groenlandia è la più grande isola del mondo e costituisce un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca. Le sue dimensioni sono notevoli. La superficie misura circa 2.166.086 chilometri quadrati e la maggior parte della superficie della Groenlandia è coperta da un’enorme calotta glaciale, rendendola una delle aree più significative del mondo dal punto di vista geografico e climatico. Da tempo ormai, i ghiacciai della Groenlandia settentrionale sono considerati stabili, anche se gli studi condotti da alcuni scienziati, a partire dal 1978, le piattaforme di ghiaccio abbiano perso più del 35% del loro volume totale, tre delle quali sono crollate completamente

Dunque la stabilità, ritenuta un caposaldo della Groenlandia settentrionale, è fortemente a rischio e mentre l’oceano si riscalda, le ultime piattaforme rimaste qui si stanno rapidamente indebolendo, destabilizzando i ghiacciai vicini e minacciando conseguenze potenzialmente drammatiche per l’innalzamento del livello del mare.

Secondo una nuova ricerca condotta dall’Università di Grenoble Alpes in Francia, recentemente pubblicata su Nature Communications. Lo studio parte dall’assunto che le piattaforme di ghiaccio fungano da lingue galleggianti, sospese sull’oceano, svolgendo un ruolo chiave come dighe che frenano la perdita di ghiaccio dai ghiacciai continentali. Tuttavia, il loro indebolimento e scioglimento potrebbero comportare un maggiore scivolamento del ghiaccio terrestre nell’oceano, contribuendo così all’innalzamento del livello del mare.

Recentemente, un altro studio condotto dal Centro Helmholtz per la ricerca polare e marina in Germania ha documentato la perdita annuale di 38 metri di spessore del ghiacciaio Nioghalvfjerdsbrae, uno dei più grandi della Groenlandia, con una significativa riduzione del 42% dal 1998.

Sebbene questi ghiacciai fossero considerati stabili, tre di essi si sono completamente sciolti dagli anni 2000. L’Università di Grenoble Alpes ha esaminato attentamente otto piattaforme di ghiaccio nel nord della Groenlandia, che contengono abbastanza ghiaccio da poter innalzare il livello del mare di 2,1 metri in caso di completo collasso.

Romain Millan, glaciologo e autore dello studio, ha dichiarato che questi ghiacciai rappresentano alcune delle formazioni più imponenti della calotta glaciale groenlandese. Nonostante la stabilità apparente dei ghiacciai settentrionali rispetto ad altre regioni groenlandesi, lo studio rivela un aumento significativo delle perdite delle piattaforme di ghiaccio dal 1978, con una diminuzione del 35% del loro volume totale.

L’analisi basata su migliaia di immagini satellitari, modelli climatici e dati sul campo ha evidenziato che il principale contributo alla perdita di ghiaccio è attribuibile al processo di scioglimento basale, in cui le correnti oceaniche più calde sciolgono il ghiaccio dalla sua base. Tra il 2000 e il 2020, l’aumento generalizzato del tasso di fusione basale, correlato all’aumento delle temperature dell’oceano, ha avuto un impatto diretto sui ghiacciai.

L’indebolimento delle piattaforme di ghiaccio ha portato al ritiro delle “linee di ancoraggio”, la zona in cui il ghiacciaio smette di toccare il suolo e inizia a galleggiare. L’ulteriore riscaldamento degli oceani potrebbe comportare un indebolimento permanente delle piattaforme di ghiaccio, con il rischio di collassi significativi che contribuirebbero all’innalzamento del livello del mare.

Cambiamenti irreversibili nello scioglimento dei ghiacciai

E non è tutto. Il rilascio di grandi quantità di acqua dolce nell’oceano Atlantico settentrionale influenzerebbe la circolazione oceanica globale, con potenziali cambiamenti negli ecosistemi marini e nelle correnti oceaniche che potrebbero avere impatti su scala globale. Lo scioglimento dei ghiacciai groenlandesi potrebbe alterare i regimi climatici regionali e influenzare le correnti atmosferiche. Ciò potrebbe portare a cambiamenti nelle precipitazioni, nelle temperature e nei modelli meteorologici in varie parti del mondo

 L’habitat degli organismi che dipendono dalle condizioni attuali della Groenlandia, come alcune specie di animali marini e uccelli, potrebbe subire gravi alterazioni o addirittura scomparire a causa del cambiamento delle condizioni ambientali. Le specie adattate alle attuali condizioni della Groenlandia potrebbero lottare per sopravvivere o essere costrette a migrare verso regioni più adatte alle loro esigenze. Ciò potrebbe portare a cambiamenti nella biodiversità dell’area e influenzare anche le specie che dipendono direttamente o indirettamente dall’ambiente groenlandese.

E ancora, lo scioglimento massiccio del ghiaccio può influire sulla stabilità delle strutture geologiche sottostanti, portando a terremoti o cambiamenti nella morfologia del terreno. Infine anche le comunità locali, che dipendono dagli ecosistemi circostanti per la loro economia e stile di vita, subirebbero perdite economiche, migrazioni forzate e problemi sociali nelle aree colpite.

Sebbene non siano state fornite tempistiche precise per un potenziale collasso, lo studio sottolinea che i cambiamenti osservati dagli inizi degli anni 2000 indicano una situazione in rapida evoluzione. Il futuro dei ghiacciai groenlandesi dipende fortemente dalle azioni globali per ridurre l’inquinamento e il riscaldamento del pianeta. Gli scienziati sottolineano l’importanza di un monitoraggio continuo per valutare la risposta delle piattaforme di ghiaccio ai cambiamenti climatici e prevedere i potenziali impatti sull’innalzamento del livello del mare.

 

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