Il suo soprannome ha un tono che basta già a renderlo inquietante: “Ghiacciaio dell’Apocalisse”. In Antartide occidentale, il Thwaites continua a perdere massa e a ritirarsi, alimentando il timore di effetti catastrofici sul livello dei mari. Le nuove ricerche, infatti, indicano che il suo scioglimento potrebbe accelerare rapidamente, aprendo scenari preoccupanti per le coste di tutto il mondo.
- Perché il Thwaites è chiamato “Ghiacciaio dell’Apocalisse”
- Cosa hanno scoperto gli scienziati sotto l’oceano
- Cosa potrebbe accadere a breve al “ghiacciaio dell’apocalisse”
Perché il Thwaites è chiamato “Ghiacciaio dell’Apocalisse”
Il ghiacciaio Thwaites si trova in Antartide occidentale ed è considerato uno dei sorvegliati speciali del cambiamento climatico. Non è un ghiacciaio qualunque: ha dimensioni enormi, paragonabili a quelle della Florida, e il suo comportamento può incidere sugli equilibri dell’intero sistema glaciale antartico. Per questo è stato ribattezzato “Doomsday Glacier”, cioè “Ghiacciaio dell’Apocalisse”.
Il motivo dell’allarme è semplice: se il suo collasso dovesse accelerare, il livello globale del mare potrebbe aumentare di oltre 60 centimetri. Una cifra che, letta così, può sembrare astratta, ma che diventerebbe davvero enorme per le città costiere, per le isole che si trovano al livello del mare o sotto questo livello, per i porti e per milioni di persone che vivono vicino al mare. Non si parla di un’onda improvvisa, ma di una trasformazione progressiva e potenzialmente devastante del rapporto tra oceano e terraferma.
Il punto più delicato è la stabilità del ghiacciaio. Thwaites sembra ancora “resistere”, ma secondo gli studiosi potrebbe bastare una piccola spinta per produrre una risposta molto ampia.
Cosa hanno scoperto gli scienziati sotto l’oceano
Per capire meglio cosa stia accadendo, un team internazionale ha usato Rán, un veicolo robotico sottomarino dotato di sensori avanzati. La missione ha permesso di mappare un’area del fondale marino davanti al ghiacciaio grande quanto Houston, esplorata così da vicino per la prima volta.
Le immagini ottenute sono spettacolari, ma anche inquietanti. Sul fondale, a circa 800 metri di profondità, i ricercatori hanno individuato strutture simili a costole, lasciate dal movimento del ghiaccio. Integrando queste tracce con i modelli delle maree, gli studiosi hanno capito che ogni cresta poteva formarsi in un solo giorno: una specie di diario inciso sul fondo dell’oceano, capace di raccontare la velocità del ritiro.
Il dato più preoccupante riguarda il passato recente. In un periodo degli ultimi due secoli, durato meno di sei mesi, il ghiacciaio si sarebbe ritirato a una velocità superiore a 2 chilometri all’anno. È un ritmo più che doppio rispetto a quello osservato dai satelliti tra il 2011 e il 2019. In altre parole, Thwaites ha già dimostrato di poter arretrare molto più rapidamente di quanto registrato nelle fasi recenti.
Cosa potrebbe accadere a breve al “ghiacciaio dell’apocalisse”
Il timore degli scienziati è che impulsi di ritiro rapido possano ripetersi quando la zona di contatto tra ghiaccio e fondale marino supererà alcuni punti di stabilità. È come se il ghiacciaio fosse ancora aggrappato a creste poco profonde: finché quelle resistenze tengono, il sistema resta parzialmente frenato; quando cederanno, il cambiamento può diventare brusco.
Questo non significa che il collasso totale sia questione di giorni. Ma introduce una forte incertezza nelle previsioni sull’innalzamento del livello del mare. Il punto è proprio la scala temporale: gli scienziati avvertono che alcuni cambiamenti importanti potrebbero manifestarsi anche da un anno all’altro, una volta superate certe soglie fisiche.
Per le coste del pianeta, uno scenario simile significherebbe maggiore erosione, mareggiate più dannose, infiltrazioni salmastre, problemi alle infrastrutture e necessità di adattamento sempre più costose. Il Thwaites è lontanissimo dalle città europee, americane o asiatiche, ma il suo scioglimento non resterebbe confinato in Antartide. Almeno per quello che riguarda i suoi effetti.