Quando si pensa ai maremoti, la mente vola immediatamente alle immagini drammatiche dell’Oceano Pacifico o dell’Oceano Indiano colpite dallo Tsunami nel 2004. Il Mediterraneo appare spesso come un mare chiuso e pacifico, tuttavia la presenza di numerose faglie sottomarine, vulcani attivi e coste densamente popolate rende il nostro bacino un’area esposta a rischi concreti e sottovalutati.
A lanciare l’allarme è l’UNESCO-IOC, che attribuisce al Mediterraneo una probabilità vicina al 100% di uno tsunami superiore a un metro nei prossimi 30-50 anni. Non si tratta di “se” accadrà, ma di “quando”, e la priorità assoluta diviene la preparazione delle popolazioni costiere.
Quando il mare colpisce vicino: i precedenti storici
La Costa Azzurra, con le sue spiagge iconiche e il costante afflusso turistico, rappresenta una delle zone maggiormente attenzionate dagli esperti. La storia recente e passata dimostra come il fenomeno non sia affatto ipotetico:
- Il maremoto di Nizza del 16 ottobre 1979: Un crollo sottomarino generato dai lavori presso il porto e l’aeroporto provocò un’onda locale che causò la morte di otto persone e ingenti danni ad Antibes e Cannes.
- Il terremoto ligure del 23 febbraio 1887: Un violento sisma generò un improvviso ritiro del mare seguito da onde fino a due metri, con inondazioni e danni tra la Riviera ligure e quella francese.
- Il sisma di Boumerdès (Algeria) del 2003: Le onde generatisi lungo le coste nordafricane impiegarono circa 75 minuti per raggiungere i porti francesi, provocando forti correnti e variazioni del livello del mare fino a 1,5 metri.
La corsa contro il tempo e la strategia dei comuni
La vera sfida nella gestione degli tsunami mediterranei risiede nel fattore tempo. Se un maremoto ha origine sulle coste del Nord Africa, i Paesi europei possono disporre di un margine di allerta compreso tra i 45 e i 75 minuti. Se invece l’evento si genera a ridosso della costa, le prime onde possono abbattersi a terra in meno di dieci minuti.
In Francia, dal 2012 è attivo il CENALT – Centro Nazionale di Allerta Tsunami -, che invia notifiche di emergenza alle autorità entro 15 minuti da un sisma rilevante. Tuttavia, per gli eventi locali la tecnologia rischia di arrivare in ritardo. Per questo motivo l’attenzione si è spostata sui piani di evacuazione d’emergenza:
- Aree a rischio: Mappe dettagliate indicano come zone critiche i territori sotto i 5 metri di altitudine posti entro 200 metri dal mare.
- I numeri del rischio: Nella sola fascia mediterranea francese sono interessati circa 1.700 km di costa e oltre 164mila residenti, che in estate superano gli 800mila con l’afflusso dei bagnanti.
- Certificazione UNESCO: Nel gennaio 2024, Cannes è diventata la prima città della Francia continentale ad ottenere il riconoscimento “Tsunami Ready” dall’UNESCO, seguita da iniziative analoghe avviate da Nizza con la predisposizione di percorsi pedonali verso quasi 100 siti rifugio situati in quota.
Il sistema d’allerta in Italia
L’Italia si trova al centro di questo scenario, con una linea costiera di oltre 7.500 km e un’elevata vulnerabilità sismica e vulcanica. Nel nostro Paese il sistema di monitoraggio e allertamento è affidato al Sistema di Allertamento Nazionale per i Maremoti generati da sismicità, istituito nel 2017 e gestito in cooperazione tra Protezione Civile, INGV e ISPRA.
Le mappe di inondazione elaborate dall’ISPRA definiscono le zone di evacuazione per i diversi comuni costieri italiani. Tuttavia, gli esperti ricordano che la prima difesa risiede nella capacità del cittadino di riconoscere i segnali naturali d’allarme, specie nei casi di maremoti a brevissima insorgenza.