Lo studio, pubblicato su Nature Communications, mette insieme archeologia, cartografia e scienza delle reti. Il punto di partenza è Itiner-e, un atlante digitale che censisce 299.171 chilometri di strade su oltre 5,2 milioni di chilometri quadrati, quasi il doppio di quanto stimavano le ricostruzioni precedenti. I ricercatori lo hanno trasformato in una rete di oltre 10mila nodi e quasi 15mila collegamenti, per capire quali città e quali tratti contassero di più negli spostamenti via terra.
Roma non era lo snodo migliore
Il proverbio funziona meglio come modo di dire che come descrizione della realtà. Misurando quanto spesso una località si trovasse sui percorsi più convenienti in termini di tempo, Antiochia, Ancyra (l’odierna Ankara), Bisanzio e Corinto risultano meglio piazzate di Roma. La direttrice principale toccava Alessandria, Antiochia, Nicomedia, Bisanzio, Sofia, Aquileia e Narbona. Roma resta centrale in Italia, ma non si trova nemmeno sulla strada più importante della penisola. Bisanzio, poi, univa la parte europea e quella asiatica della rete attraverso il Bosforo. Contano molto anche le capitali provinciali: 24 su 45 rientrano nel 20% superiore per almeno uno degli indicatori usati. Più che una raggiera con Roma al centro, emerge un sistema di molti poli regionali.
Dritte, ma solo dove la geografia lo permetteva
Le vie romane erano rettilinee nelle pianure, come in Europa occidentale, in pianura padana, in Puglia, in Anatolia centrale e in Nord Africa. Tra montagne e valli, però, la geometria doveva cedere il passo al terreno. Nel complesso risultano meno dritte delle grandi strade moderne, costruite con mezzi capaci di scavare e livellare. Circa il 90,6% dei chilometri ricostruiti resta sotto una pendenza del 16%, il limite considerato compatibile con i carri, grazie a terrazzamenti, muri di sostegno, tagli nella roccia e, in casi eccezionali, gallerie.
Un’eredità ancora sotto le ruote
Tra la densità delle strade romane e quella delle principali arterie di oggi c’è una correlazione moderata, pari a 0,46. L’eredità esiste, ma non significa che le autostrade siano antiche consolari asfaltate: città cresciute, rivoluzioni industriali, nuovi confini e ostacoli naturali hanno spostato i flussi. Parigi e Madrid, per esempio, hanno oggi una densità stradale molto superiore al peso che avevano nella rete antica.
I limiti della mappa
Solo il 2,737% dei tracciati è noto con certezza. Il resto deriva da scavi, fonti storiche, pietre miliari, cartografia e telerilevamento, con un’affidabilità che varia da zona a zona. Gli autori hanno verificato quanto questa incertezza incida sui risultati, ma la mappa resta una ricostruzione. C’è poi un’altra cautela: l’analisi considera solo i collegamenti terrestri. Aggiungendo fiumi e rotte marittime, Roma tornerebbe molto più centrale, insieme ai grandi porti del Mediterraneo.
Una rete, non una raggiera
Il messaggio dello studio è che l’Impero funzionava come una rete di città collegate tra loro, in cui la Capitale comandava ma il traffico seguiva la geografia. Il proverbio conserva un fondo di verità, perché Roma restava il centro politico, ma sulle strade contavano anche Antiochia, Bisanzio e decine di capoluoghi provinciali. E chi doveva raggiungere Roma da lontano faceva spesso prima a imbarcarsi.