Un nuovo e drammatico allarme sul clima arriva dalla comunità scientifica e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale: il fenomeno noto come Super El Niño sta continuando ad intensificarsi a un ritmo estremamente rapido e rischia di spingere le temperature globali verso territori del tutto inesplorati. Le più recenti mappe meteorologiche diffuse dagli esperti mostrano vaste aree del pianeta quasi interamente colorate di rosso, a simboleggiare una probabilità pressoché totale di registrare temperature nettamente superiori alla media stagionale lungo tutto il corso dei prossimi mesi.
Calore record rilasciato dagli oceani
A differenza di quanto si possa pensare, El Niño non genera nuovo calore dal nulla, ma funziona come un gigantesco radiatore naturale che libera l’enorme quantità di energia termica precedentemente accumulata sotto la superficie dell’Oceano Pacifico equatoriale. La Segretaria Generale dell’OMM, Celeste Saulo, ha spiegato che l’oceano da cui il fenomeno sta attualmente attingendo è il più caldo mai misurato nella storia della meteorologia, il che significa che c’è una quantità di calore senza precedenti pronta a riversarsi nell’atmosfera e a sconvolgere i normali equilibri climatici.
Una rapida escalation verso valori mai visti
Per comprendere la rapidità con cui si sta sviluppando questo evento eccezionale, basta osservare l’indice di monitoraggio Niño 3.4, che è rapidamente passato da un’anomalia di 1,6 °C sopra la norma nel mese di giugno a valori straordinari di 2,5 °C ad agosto, fino a superare i 3,4 °C nei rilevamenti più recenti. Gli esperti prevedono che la deviazione termica media tra ottobre e dicembre possa raggiungere un picco di circa 3,7 °C, rendendo questo episodio uno dei più potenti e aggressivi mai osservati dal 1950 a oggi.
Un pianeta “in rosso” oltre ogni record storico
Analizzando la situazione, il meteorologo Ryan Maue ha descritto un quadro impressionante in cui la Terra appare quasi interamente in rosso, con il riscaldamento planetario spinto alla massima potenza in quasi tutte le regioni della Terra. Molti ricercatori, tra cui il climatologo Zeke Hausfather e lo studioso Leon Simons, hanno sottolineato come i dati correnti abbiano ormai superato qualsiasi primato storico precedente, al punto da spingere gli scienziati a definire scherzosamente l’evento come un “Super-duper El Niño” che richiede nuove scale di misurazione sui grafici.
Proiezioni a lungo termine fino al 2027
Secondo le proiezioni dell’OMM, vi è una probabilità vicina al 100% che l’evento mantenga la sua morsa per tutto l’inverno e persista almeno fino al mese di febbraio, continuando a condizionare il meteo planetario durante la primavera e iniziando a mostrare un lento calo delle temperature oceaniche soltanto all’inizio del 2027.
Conseguenze globali ed eventi meteo estremi
L’impatto combinato di un El Niño estremo e di un oceano surriscaldato aumenterà in modo drastico la frequenza e l’intensità di eventi meteo estremi su scala globale. Molte regioni dell’emisfero australe dovranno fare i conti con gravissime ondate di calore e prolungate siccità, mentre altre aree geografiche saranno colpite da piogge torrenziali e devastanti alluvioni. In Europa e in particolare nel Regno Unito, gli esperti prevedono un autunno eccezionalmente tempestoso caratterizzato da piogge intense e allagamenti, che potrebbe poi cedere il passo a un inverno insolitamente rigido.