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Questa è la città più colorata d’Italia, sembra un acquerello: qui i muri diventano vere opere d’arte

C’è una città in Italia dove i muri sono opere d’arte. Tra colori e murales, ogni passeggiata si trasforma in un viaggio tra i colori.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

In giro per il mondo ci sono tanti luoghi che sembrano usciti da un acquerello, nei quali il colore cambia il paesaggio e trasforma una passeggiata in una scoperta continua. C’è una città italiana nella quale i muri diventano vere opere d’arte e ci invitano a guardare oltre le abitudini. Basta alzare gli occhi per lasciarsi sorprendere da un’altra immagine del viaggio: facciate che raccontano, pareti che emozionano e scorci che accendono la curiosità. Ma dove si trova questo mondo dipinto?

Pisa oltre la Torre: 4.000 metri quadrati di colore

La città della quale stiamo parlando è Pisa, celebre per la Torre pendente e Piazza dei Miracoli, ma che anche in grado di sorprendere tutti attraverso l’arte urbana. Accanto ai monumenti, un percorso diffuso porta il colore sulle superfici degli edifici e dentro la vita quotidiana dei quartieri.

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A spiegare l’immagine della città dipinta sono le dimensioni dell’iniziativa: all’inaugurazione del febbraio 2024, il Comune ha presentato un progetto con circa 4.000 metri quadrati di superfici dipinte, 25 opere e 15 artisti, definendolo il più esteso museo a cielo aperto dedicato all’arte urbana in Italia.

I lavori attraversano più zone, dal centro alla Darsena, passando per Porta a Mare. Il risultato è una galleria distribuita nel tessuto cittadino: ogni intervento dialoga con ciò che lo circonda, cambiando il modo di osservare una facciata, una strada o un angolo frequentato tutti i giorni.

Tuttomondo, il legame con Keith Haring

Questo rapporto con la street art ha una radice importante. Nel 1989 Keith Haring realizzò Tuttomondo sulla parete esterna del convento della chiesa di Sant’Antonio Abate. Le figure colorate, intrecciate tra loro, hanno trasformato quel muro in uno dei simboli contemporanei di Pisa.

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L’opera permette di leggere la città attraverso un linguaggio immediato, fatto di movimento, relazioni e colore. Il suo incontro con un edificio religioso mostra quanto possa essere fertile il dialogo tra architetture storiche e immaginazione contemporanea.

Oggi Tuttomondo rappresenta una tappa preziosa per chi vuole scoprire questa identità artistica. Dopo averlo osservato da lontano, vale la pena soffermarsi sui dettagli: seguire i contorni, riconoscere le figure e lasciarsi guidare dalle connessioni. È un modo diverso di visitare Pisa, nel quale anche una parete diventa occasione di incontro con l’arte.

Una passeggiata colorata tra quartieri, paesaggio e arte

Il fascino del museo diffuso sta anche nella libertà dell’esperienza. Le opere entrano nel paesaggio urbano, tra persone che camminano, attività quotidiane e quartieri abitati. L’osservazione cambia con il punto di vista e con il tempo che decidiamo di dedicarle.

Per un viaggio attento al territorio, il percorso invita a esplorare la città a piedi o in bicicletta, collegando le tappe artistiche alla scoperta degli spazi circostanti. Il colore offre così una ragione per allargare lo sguardo oltre gli scorci più fotografati e conoscere altre parti di Pisa.

Un’altra tappa da non perdere è il murale di Kobra dedicato a Galileo Galilei, realizzato sul Centro Maccarrone: un omaggio alla vocazione scientifica di Pisa, che aggiunge nuove suggestioni alla passeggiata tra le opere della città.

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