I 5 riff di Joe Perry che hanno fatto la storia degli Aerosmith

Joe Perry è un musicista straordinario e ha fatto la storia degli Aerosmith. Ecco i 5 riff più belli della sua carriera

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Il malore durante il concerto di Billy Joel al Madison Square Garden di New York. Poi la corsa in ospedale. E ora, finalmente, il lieto fine. «Joe Perry ha avuto un problema respiratorio e ha ricevuto le prime cure nel backstage. I paramedici gli hanno somministrato ossigeno e lo hanno intubato», le parole del portavoce del chitarrista degli Aerosmith. Dopo la tanta paura, quindi, per fortuna si è potuto tirare un sospiro di sollievo. Lo hanno sicuramente fatto le persone “della vita” di Joe Perry: parenti, amici, colleghi. Ma anche i suoi milioni di fan, che hanno amato e amano la musica degli Aerosmith, scatenandosi ogni volta con i riff di uno dei musicisti più famosi di sempre, le cui intro inconfondibili – suonate con la sua inseparabile Gibson – sono parti imprescindibili di buona parte del rock contemporaneo. Vediamo quindi i cinque riff più famosi del “guitar hero” degli Aerosmith:

1. Partiamo da uno dei pezzi più dolci dell’intera discografia della band (ma pur sempre hard rock). Stiamo parlando di “Dream On”, brano inserito nel disco di debutto del gruppo, del ’73, che mutua il titolo proprio dal loro nome. L’intro di chitarra, incredibilmente “clean” (non del tutto, ma facciamo un paragone con i futuri standard di Perry), è tra le più famose dell’intera discografia degli Aerosmith. Pochi accordi sui quali inizia a poggiarsi delicatamente la voce di Steven Tyler, verso un climax che trasformerà la dolce ballata in un potente pezzo hard rock.

2. E ora andiamo a un brano che invece hard rock (ma anche qualche cosa di più) lo è fin dalle prime note. Si tratta di “Walk This Way”, secondo singolo estratto da “Toys in the Attic” del ’75. Altro pezzo che porta la firma dei due leader del gruppo: Perry e Tyler. Il riff di chitarra accompagnerà l’intera canzone, anticipando ciascuna strofa. Ed è stato proprio quel riff la scintilla che ha portato alla nascita del pezzo. Era il dicembre del ’74. Gli Aerosmith si trovavano a Honolulu, per aprire il concerto di The Guess Who. Durante il soundcheck, Perry iniziò a riprodurre quelle note sulla sua chitarra, chiedendo al batterista di seguirlo. Poi arrivò anche Tyler, che iniziò a improvvisare un testo rigorosamente nonsense. Il resto lo conosciamo.

3. Rimaniamo nel ’75 con “Toys in the Attic” per parlare di “Sweet Emotion”, un brano che non porta la firma di Perry, ma dei soli Steven Tyler e Tom Hamilton (bassista degli Aerosmith). Tuttavia ben presto troviamo il riff del nostro, modificato con un talk box (un effetto per chitarra), che va a intrecciarsi con la linea di basso che caratterizza l’intera canzone. E poi, altra curiosità sul brano legata a Perry: pare che parte del testo sia stata ispirata dagli attriti che si erano creati all’interno della band a causa della prima moglie del chitarrista, Elyssa. Proprio nell’autobiografia del gruppo, “Walk this Way”, è raccontato un episodio abbastanza emblematico: quando la donna rovesciò del latte addosso alla moglie di Hamilton, Terry.

4. Nonostante qualche intermezzo più soft, ormai gli Aerosmith sono ben incanalati nel loro climax verso un rock sempre più hard. Altro pezzo che si inserisce in questo percorso è “Back in the Saddle”, canzone del ’76 inserita nel disco “Rocks”. La canzone è stata scritta dallo stesso Joe Perry insieme al leader del gruppo, Steven Tyler, mentre il riff iniziale è tutta opera del chitarrista. Un suono cupo, “intubato” che contribuisce a costituire la caratura prettamente metal del pezzo. Perry ha composto il riff con il suo Fender Bass VI: a tutti gli effetti un basso, tuttavia “chitarrizzato”. Con sei corde con la medesima accordatura della chitarra (per i musicisti: dal Mi al Mi cantino). Un altro elemento che caratterizza fortemente il brano, tra l’altro, è proprio il riff di basso, che però porta la firma di Tom Hamilton.

5. Concludiamo con una canzone uscita oltre 40 anni fa: “Draw the Line”, title-track del disco pubblicato nel ’77. Il brano, che vede in primo piano anche basso e batteria, ruota quasi interamente intorno al riff di chitarra che lo caratterizza fin dai primi secondi. Il pezzo infatti porta la firma di Perry, insieme al solito Steven Tyler. Il ruolo del leone se lo prende ancor di più il chitarrista durante i live, in cui il brano è sempre anticipato da una sorta di lungo assolo. Spesso, dal vivo, Perry ha anche eseguito una vera e propria “esecuzione” della sua chitarra, all’inizio della canzone: posizionandola per terra, sul palco, e percuotendola con la sua maglietta, sotto i colpi della batteria di Joey Kramer.

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