Fonte: 123RF

Questa è l’ultima cosa che vediamo l’attimo prima di morire

Scopri cosa accade nei momenti finali della vita e qual è l'ultima cosa che vediamo l'attimo prima di morire.

Pubblicato:

Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

La morte, da sempre, ha attirato l’interesse dell’umanità, avvolta da un alone di mistero che si dipana tra le sfumature della fede, delle emozioni e della scienza. Che cosa accade al nostro corpo nel momento in cui la vita ci abbandona? Quali sensazioni ci accompagnano in quel passaggio finale? E soprattutto, cosa vediamo nel momento in cui stiamo per attraversare il confine tra la vita e la morte? Queste domande, cariche di significato e fascino, si pongono al centro di una ricerca che coinvolge le neuroscienze e l’esperienza diretta dei pazienti terminali. Le loro testimonianze, spesso cariche di una verità cruda e sincera, aprono uno spiraglio sulle percezioni e le sensazioni che accompagnano il trapasso che si accompagnano necessariamente alla ricerca scientifica.

Cosa vediamo prima di morire? Le rivelazioni dei pazienti terminali

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Una rivelazione intrigante su cosa vediamo prima di morire emerge dall’esperienza di un’infermiera che ha trascorso anni a fianco di pazienti in fase terminale. Julie McFadden, un’operatrice sanitaria di Los Angeles, ha condiviso una scoperta sorprendente nel podcast Skeptic Metaphysician: sono molti gli individui vivono un’esperienza straordinaria circa un mese prima di morire.

Secondo Julie, questa esperienza si manifesta attraverso visioni di persone care che sono già passate oltre il velo della vita. “Una delle cose principali che accade a quasi tutti, di solito circa un mese prima della morte. Iniziano a vedere persone che sono già morte“, ha affermato. Queste visioni, tuttavia, non sono vissute come mere allucinazioni, ma come incontri reali e rassicuranti.

Le figure che appaiono durante queste visioni sono spesso persone care, come genitori, nonni, zii, amici, cugini e persino animali domestici. Julie ha spiegato che queste presenze vengono percepite come confortanti e rassicuranti, con messaggi di pace e accettazione. “Sto venendo a prenderti presto, non devi preoccuparti di nulla. Saremo qui intorno a te“, sono le parole che molte di queste figure sembrano comunicare.

Ciò che rende queste esperienze ancora più straordinarie è il fatto che le persone che le vivono sono spesso completamente lucide, non soffrono di allucinazioni o confusione mentale. Come ha sottolineato Julie: “come operatori sanitari, sappiamo come appaiono le allucinazioni, come appare il delirio, come appare l’ipossia. Non si tratta di questo. Quello che accade è una cosa molto distinta“.

Julie McFadden, oltre ad essere un’operatrice sanitaria esperta, è anche autrice del libro “Nothing to Fear“, nel quale condivide le sue esperienze e le riflessioni sul tema della morte e del morire. La sua testimonianza getta una luce nuova e affascinante su uno degli aspetti più misteriosi e intriganti della nostra esistenza.

Questa è l’ultima cosa che vediamo l’attimo prima di morire

Ulteriori illuminazioni giungono da uno studio recente pubblicato sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience. Gli scienziati hanno condotto un’analisi dell’attività cerebrale umana in punto di morte, rilevando una serie di onde ritmiche che presentano notevoli somiglianze con quelle osservate durante il sonno e la meditazione. Questo studio ha fornito una nuova comprensione di come la mente organizza le informazioni nel momento del trapasso, gettando luce anche sulla natura delle ultime visioni riportate da coloro che sono stati in coma.

Il punto di partenza di questa ricerca è stato un caso particolare: il monitoraggio dell’attività cerebrale di un paziente ottantasettenne colpito da un attacco epilettico. Gli eventi che sono seguiti, culminati con un infarto e la morte del soggetto, hanno fornito un’opportunità unica per studiare il cervello umano in fase terminale. È stato osservato che nei momenti che hanno preceduto e seguito il decesso, si sono verificati significativi cambiamenti nelle onde cerebrali.

Queste oscillazioni sono tipiche delle fasi in cui la mente è particolarmente attiva, come quando ci concentriamo, sogniamo, meditiamo o ricordiamo. Questo riscontro è coerente con le testimonianze di coloro che hanno vissuto l’esperienza di pre-morte, descrivendo come un flashback della propria vita. Nei momenti che precedono la morte, sembra che il cervello richiami eventi salienti e significativi dell’esistenza del individuo.

Da questo studio emerge una conclusione sorprendente: nonostante la quiete apparente e una visibile assenza di coscienza, i cervelli dei nostri cari potrebbero rivivere alcuni dei momenti più significativi e memorabili della loro vita nei loro ultimi istanti sulla terra.

Come funziona il cervello umano negli ultimi istanti di vita?

Oltre allo studio appena menzionato, un’altra ricerca si è concentrata sul comprendere il processo che sembra accompagnare gli individui nei loro ultimi istanti di vita. Questo studio, svolto su un campione di 66 pazienti, principalmente malati terminali, ospitati presso il Center for Hospice and Palliative Care di Cheektowaga, New York, ha suscitato notevole interesse. Questo centro, gestito dai Gesuiti, ha fornito un contesto unico poiché gli appartenenti a questo ordine religioso credono nella sopravvivenza dell’anima dopo la morte fisica, aprendo la porta a una serie di interpretazioni spirituali di queste esperienze.

I dati sono stati raccolti attraverso interviste dirette con i pazienti, molti dei quali si trovavano in uno stato di malattia terminale. Queste interviste hanno indagato la frequenza e il contenuto dei sogni, evidenziando un’ampia gamma di esperienze pre-morte. Ciò che ha reso questi episodi particolarmente interessanti è stato il loro carattere confortante e significativo, soprattutto quando il momento della morte si avvicinava. Si ipotizza che questi sogni, per la loro intensità emotiva e il realismo con cui vengono vissuti, possano offrire un’ultima consolazione agli individui in fase terminale.

Tuttavia, come precisato anche da Julie McFadden, è importante distinguere questi sogni dalle allucinazioni e dai deliri, con cui spesso vengono confusi. Gli autori dello studio americano sottolineano che durante il delirio si perde il contatto con la realtà, mentre i sogni legati alla fine vita sono tipicamente confortanti, realistici e significativi. Quasi la metà di questi episodi si sono verificati durante il sonno, mentre una percentuale significativa è stata riportata sia durante lo stato di veglia che in un limbo tra sonno e veglia.

Non possiamo che affermare che queste scoperte gettano nuova luce sulle esperienze che accompagnano il trapasso e sollevano importanti domande sulla natura della coscienza umana nei suoi ultimi istanti sulla terra. L’approccio multidisciplinare a questo tema complesso sta aprendo nuove vie di ricerca, che potrebbero portare a una comprensione più profonda dei processi mentali nel momento della morte.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti