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Regalare soldi ai figli con bonifico: non fare questo errore nella causale per evitare sanzioni

Vuoi regalare soldi ai tuoi figli tramite bonifico? Attento alla causale. Quella sbagliata può far scattare i controlli del fisco.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Regalare soldi ai propri figli con un bonifico bancario può sembrare il gesto più pratico e semplice del mondo: si apre l’app della banca, si inserisce l’importo e via. Eppure proprio lì, nella causale, si può nascondere l’errore che può trasformare un aiuto familiare in una seccatura fiscale non da poco. Scrivere male quella riga, o lasciarla troppo vaga, può infatti attirare i controlli del fisco e costringere a dare spiegazioni anche dopo anni.

Bonifico ai propri figli: perché la causale conta così tanto

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Quando un genitore decide di aiutare un figlio con un bonifico, magari per l’affitto, l’università, l’acquisto della prima casa o una spesa improvvisa, non sta creando automaticamente un reddito tassabile. Un regalo o un prestito tra familiari, infatti, non è di per sé uno stipendio né un compenso soggetto a imposizioni fiscali. Il punto, però, è riuscire a dimostrarlo se un domani l’Agenzia delle Entrate dovesse chiedere chiarimenti.

La causale serve proprio a questo: raccontare, in poche parole, perché quei soldi si stanno spostando da un conto all’altro. L’errore da non fare è usare formule generiche come “soldi”, “aiuto”, “versamento” o, peggio ancora, parole che possono ricordare un rapporto di lavoro, come “paga”, “fattura”, “compenso”. In quel caso il Fisco potrebbe chiedersi se dietro il bonifico ci sia un reddito non dichiarato.

Meglio essere semplici ma precisi utilizzando voci come “Regalo per laurea di Marco”, “Aiuto per affitto e spese universitarie”, “Contributo dei genitori per acquisto prima casa”. Non serve scrivere un romanzo, ma la causale deve essere abbastanza chiara da non lasciare spazio a equivoci.

Importi, donazioni e il rischio del frazionamento

Un altro aspetto delicato riguarda l’importo. Per legge non esiste un limite fisso che impedisca a un genitore di trasferire denaro a un figlio. Tra genitori e figli, inoltre, le donazioni godono di una franchigia molto ampia: fino a un milione di euro per ciascun figlio non si pagano imposte di donazione. Superata quella soglia, scatta l’aliquota del 4%.

Se la somma è importante, può essere però necessario passare dal notaio, soprattutto quando la donazione non è di modico valore. Il confine non è sempre matematico: un regalo per una laurea o un compleanno ha però un peso diverso rispetto a un grande contributo patrimoniale.

Da evitare anche il cosiddetto frazionamento artificioso. Se si vogliono regalare, ad esempio, 20mila euro, dividerli in tanti bonifici ravvicinati può sembrare più sospetto di un unico trasferimento ben spiegato. Diverso il caso di aiuti periodici, come un contributo mensile per l’affitto: lì la ripetizione è coerente, purché la causale lo dica chiaramente.

Cosa conservare per stare tranquilli

La causale è il primo scudo, ma non l’unico. In caso di controlli, può essere utile conservare l’estratto conto con il bonifico, eventuali contratti d’affitto, documenti universitari, rogiti, mutui o qualsiasi prova collegata al motivo del trasferimento.

Se invece non si tratta di un regalo ma di un prestito al figlio, conviene preparare una scrittura privata. Non serve per forza il notaio: basta un documento firmato dalle parti, con data, importo, motivo del prestito e modalità di restituzione. Se non sono previsti interessi, va indicato che si tratta di un prestito infruttifero.

Il principio è semplice: quando i movimenti sono trasparenti, spiegati bene e documentati, il bonifico resta ciò che deve essere, cioè un aiuto familiare. Quando invece la causale è vaga, sbagliata o ambigua, anche un gesto normale può diventare una pratica da giustificare davanti alle autorità.

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