Fonte: 123rf.com

Borsa frigo e cane, chi può entrare in spiaggia? Il divieto che non esiste

Tra cartelli abusivi e false credenze, ecco cosa dice davvero la legge sull'accesso dei nostri amici a quattro zampe e del cibo portato da casa

Pubblicato:

Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Ogni estate la storia si ripete: si arriva a riva carichi di aspettative e ci si imbatte in cartelli perentori che vietano l’ingresso con la borsa frigo o, peggio ancora, vietano l’accesso ai cani in spiaggia. Ma quanti di questi divieti sono legalmente validi?

Conoscere i propri diritti non significa cercare lo scontro a tutti i costi, ma semplicemente sapere quando una regola è legittima e quando, invece, si tratta di un abuso. Facciamo chiarezza su cosa stabilisce la legge italiana.

Il mito della borsa frigo: il cibo da casa è un diritto

Molti stabilimenti balneari espongono divieti assoluti di introdurre cibo o bevande dall’esterno, costringendo i bagnanti a consumare esclusivamente presso il bar della struttura. Questo divieto è del tutto illegittimo.

Il gestore di uno stabilimento ha in mano una concessione per l’affitto di ombrelloni e lettini e per l’offerta di servizi, ma non è il proprietario della spiaggia, che resta un bene pubblico.

  • Il diritto al pranzo al sacco: Avete tutto il diritto di portare con voi la borsa frigo, l’acqua e il pranzo preparato a casa.
  • L’unico limite: Il limite invalicabile è il rispetto del decoro e dell’igiene. Non si può pretendere di allestire una tavolata da pic-nic tra i lettini o lasciare rifiuti in giro, ma consumare il proprio pasto sotto l’ombrellone è un diritto sacrosanto.

LEGGI ANCHE: — Un trucco per avere acqua fresca in spiaggia: come fare

Cani in spiaggia: quando il divieto è nullo

La questione del cane in spiaggia è ancora più complessa e spesso oggetto di accese discussioni. Molti cartelli di divieto che si trovano sui litorali sono, a tutti gli effetti, privi di valore legale.

Per essere valido, un divieto di accesso agli animali su una spiaggia libera deve essere supportato da un’ordinanza sindacale o balneare specifica. Inoltre, per legge, l’ordinanza deve:

  1. Essere motivata (es. per ragioni igienico-sanitarie specifiche).
  2. Indicare chiaramente l’orario e il periodo di validità.
  3. Indicare il numero dell’atto amministrativo sul cartello stesso.

I cartelli generici con la scritta “Vietato l’ingresso ai cani”, privi di riferimenti normativi, sono considerati cartelli abusivi. Numerose sentenze dei TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) hanno stabilito che i Comuni non possono vietare l’accesso ai cani su tutte le spiagge libere senza motivazioni eccezionali e senza prima aver previsto dei tratti di spiaggia accessibili agli animali.

Come comportarsi negli stabilimenti privati

Se per le spiagge libere la regola è la libertà (salvo ordinanze valide), negli stabilimenti balneari in concessione la situazione cambia.

Il concessionario privato può decidere se accogliere o meno gli animali domestici nella propria struttura. Tuttavia, anche in questo caso, per vietare l’ingresso il gestore deve comunicarlo preventivamente alle autorità competenti. Se lo stabilimento è “pet-friendly”, l’accesso è garantito, fermo restando l’obbligo per il proprietario di tenere il cane al guinzaglio, avere con sé la museruola e raccogliere le deiezioni.

Andare al mare deve essere un momento di relax, non l’inizio di una battaglia legale sul bagnasciuga. Di fronte a un divieto sospetto, l’arma migliore non è la rabbia, ma la consapevolezza.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti