In un mondo caratterizzato da continue tensioni internazionali, l’incertezza sul futuro geo-politico ha portato gli scienziati ad effettuare una serie di analisi, rilievi, ipotesi e congetture sulle conseguenze di una disastrosa guerra nucleare. Alla luce degli eventi geopolitici più recenti, diversi centri di analisi geopolitica hanno infatti provato a simulare quali aree del pianeta potrebbero risultare relativamente più sicure nel caso estremo di una Terza Guerra Mondiale.
- Le zone del pianeta più sicure
- Le conseguenze di una guerra nucleare
- La 'salvezza' tra Australia e Nuova Zelanda?
Le zone del pianeta più sicure
Gli studi incrociano vari indicatori: distanza dai principali teatri di conflitto, livello di militarizzazione, neutralità diplomatica, stabilità interna e capacità di autosufficienza alimentare ed energetica. Anche il Global Peace Index, elaborato ogni anno dall’Institute for Economics & Peace su oltre 160 Paesi, evidenzia come gli Stati meno coinvolti nelle alleanze militari e con politiche estere prudenti tendano a occupare le posizioni più alte nelle classifiche di sicurezza.
In questo tipo di analisi emergono spesso nazioni geograficamente isolate o storicamente neutrali: dall’Islanda alla Nuova Zelanda, dalla Svizzera all’Irlanda. La logica è semplice: territori lontani dalle grandi rotte strategiche, con bassa densità di popolazione e limitato peso militare, hanno statisticamente meno probabilità di diventare obiettivi diretti in uno scontro tra superpotenze.
Ciò non significa che esista un luogo completamente al riparo da un conflitto globale, ma queste caratteristiche possono aumentare le probabilità di stabilità e resilienza in uno scenario internazionale estremamente instabile.
Quando gli scienziati provano a simulare gli effetti di una guerra nucleare globale, una regione del pianeta emerge più spesso di altre come potenzialmente più resiliente: l’Oceania meridionale, in particolare Nuova Zelanda e Tasmania, l’isola australiana a sud del continente.
Le conseguenze di una guerra nucleare
Uno studio pubblicato su Nature Food perché i ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione soprattutto sulle risorse alimentari distribuite tra i vari paesi e su come cambierebbe lo scenario attuale dopo una guerra nucleare più o meno grande.
Partendo dall’ipotesi più “light”, ovvero uno scambio di bombe tra India e Pakistan, fino al conflitto più tremendo tra USA e Russia, gli scienziati sono giunti alla conclusione che soltanto una remotissima zona del nostro pianeta risulterebbe ancora abitabile: abitabile in termini di respirabilità dell’aria e di calorie alimentari disponibili.
Sì perché anche lontano dai possibili epicentri di attacchi (per ora fantomatici) nucleari, la fuliggine emessa sarebbe oltre i 5 Teragrammi, ovvero miliardi di chilogrammi… Una cifra che facciamo fatica a immaginare, figuriamoci a scrivere.
Gli autori della ricerca hanno spiegato: “Stimiamo che più di 2 miliardi di persone potrebbero morire a causa di una guerra nucleare tra India e Pakistan e più di 5 miliardi di persone potrebbero morire a causa di una guerra tra Stati Uniti e Russia, sottolineando l’importanza della cooperazione globale nella prevenzione della guerra nucleare”.
La ‘salvezza’ tra Australia e Nuova Zelanda?
Poi hanno svelato dove potrebbe ancora esserci vita in seguito ad una guerra nucleare: ebbene si tratta di Australia e Nuova Zelanda per diversi motivi. Il primo è la posizione geografica: distante dal resto delle potenze che hanno armi di ultima generazione e che si trovano tutte nell’emisfero boreale.
La Nuova Zelanda, in particolare, viene spesso citata nelle analisi sulla resilienza alimentare perché possiede un sistema agricolo sviluppato e una popolazione relativamente ridotta rispetto alle risorse disponibili.
La ricchezza di campi per la coltivazione di grano, riso e soia metterebbe questi paesi a riparo dalle carestie conseguenti: i due paesi risultano tra i più grandi esportatori di cibo che, in caso di attacco, ridistribuirebbero entro i confini nazionali.
Anche la Tasmania condivide caratteristiche simili: isolamento geografico, clima temperato e accesso a risorse naturali. Questo non significa che queste regioni sarebbero completamente immuni alle conseguenze di un conflitto nucleare, ma nelle simulazioni climatiche e geopolitiche vengono frequentemente indicate come alcune delle aree con le maggiori probabilità di mantenere condizioni di vita relativamente stabili in uno scenario estremo.
Le ricerche, però, non tengono conto del fatto che, se avesse davvero luogo una guerra di tale portata e se ci fossero sopravvissuti, quelle zone sarebbero prese di mira da centinaia di migliaia di rifugiati e ciò comprometterebbe la sicurezza sulle scorte alimentari evidenziate nello studio.